ULTIMI GIORNI AI GARDENS, CENA INDIANA
Venerdì
Stamattina il papà può prendersela relativamente comoda: deve “solo” andare al campus per studiare.
Così ci concediamo una colazione “da campioni” a base di uova, fagioli e pane tostato.
“Sono come fagioli con il ketchup”. Preciso: la Heinz non sbaglia….
Il resto della giornata lo passiamo in casa fino al tardo pomeriggio: con il papà ci siamo dati appuntamento al parchetto per andare a mangiare qualcosa fuori in uno dei ristoranti dei Gardens.
Usciamo, e, diversamente dal solito il cortile è deserto. Il venerdì probabilmente le famiglie sono in giro o fanno cose diverse dal resto della settimana.
Al parchetto, i papà fuori con i bimbi oggi sono più numerosi del solito. Ci siamo solo io e un’altra mamma.
Abbiamo portato la palla, ma Seb preferisce armarsi di rametto e scoprire cosa trova ai piedi di un ghaf. È fortunato: tutto soddisfatto mi mostra un formicaio.
CATY riconosce il ghaf di 2 giorni prima e riprende da dove aveva lasciato ad arrampicarsi sulle radici.
Sente la voce del moezin che intona la preghiera e si mette a ballare.
Intorno alle 19,30 il papà ci raggiunge e andiamo a cenare in un ristorante indiano che fa cucina moghul. Chiediamo al cameriere un consiglio su cosa ordinare per i bambini, se c’è qualcosa di non speziato nel menù. Ci consiglia il Chicken Malai Tikka, è pollo, viene fatto con la panna, quindi di solito ai bambini piace. Seguiamo il consiglio
Io e Ross, senza troppo studiare il menù che propone anche piatti della cucina araba, puntiamo su due proposte della cucina moghul.
Per prima arriva la tikka, che è si fatta con la panna, ma è piccantina. Caty non la riesce ad affrontare, ripieghiamo sul riso che è bianco, mentre Seb accusa il colpo, ma tiene botta. Tutto molto speziato, molto buono e anche abbondante, non riusciamo a finire tutto e il cameriere si offre di prepararci il doggy bag.
Usciamo, fuori fa caldo, quattro passi e siamo a casa.
Sabato
Stamattina la scuola del papà ha organizzato una visita alla moschea di Abu Dhabi, ma all’ultimo il papà sceglie di saltare perché ha diversi impegni su studio a cui tenere dietro. Il master è bello impegnativo: come al solito Ross va al campus per studiare.
Trascorriamo la mattinata in casa, aggiorniamo la nostra mappa di Dubai con i posti visitati di recente, pranziamo e poi, verso le 16 usciamo per andare verso Jumeriah Beach Residence, la zona balneare della Marina, in cui si trova JBR, una della spiagge più note, e da cui si deve la grande ruota panoramica, non ancora ultimata ma che, una volta funzionante sarà la più alta al mondo.
Andiamo con i mezzi, che tanto piacciono a Seb. Tempo di aver coperto tutta la strada e il caldo avrà mollato ancora un po’ e sarà più piacevole stare fuori.
È sabato ma gli operai nei cantieri lavorano.
Dopo la metro, prendiamo il tram. Nel viaggio Seb si addormenta, si sveglia quando siamo da poco al parco giochi che sta tra la passeggiata e la spiaggia.
Giochiamo un po’, Caty gioca camminando sia sulla sabbia che sull’erba del giardinetto su cui insiste l’ombra dei teli del parchetto. Ci sono diverse famiglie di tutte le nazionalità, donne in bikini e donne con il velo nero.
Seb vede le moto d’acqua e mi dice che un giorno ci vorrebbe andare.
Dopo un’oretta facciamo una passeggiata lungo la via interna parallela al lungomare.
Vediamo un gelateria e Seb mi chiede un gelato, che in effetti ci sta.
Ci fermiamo da Dri Dri, è una gelateria italiana, con più punti vendita non solo a Dubai. Hanno i pozzetti, il gelato è buono e i prezzi onesti. Seb è soddisfatto e riprendiamo il giro ma poco ci imbattiamo nel regno dei balocchi: in un piazzetta circolare una decina di banchi di tiro al bersaglio, tiro al barattolo, pesca del pesce (almeno non è più il pesce rosso vero di quando eravamo piccoli noi), mini sale giochi però belle piene di video games. In questa specie di lunapark ovviamente Seb rimbalza da uno all’altro senza sosta, io e Caty dietro a cercare di tenere il passo. Non senza fatica ne usciamo indenni cioè senza megapeluche va portarsi dietro e senza esserci inchiodati in sala giochi. Però Seb si meriterebbe di tornarci perché si è gasato tantissimo e si è accontentato di guardare e basta accompagnato dal mantra: “E’ vero, è bellissimo, però oggi abbiamo già preso il gelato (menomale!), ci torniamo un’altra volta e stasera lo raccontiamo al papà”.
Girovaghiamo ancora un po’ in questa zona sovrastata da alti grattacieli e poi ci incamminiamo verso casa. Tram, metro, bus e ci siamo: cena e tutti a letto.
Domenica
Oggi è il nostro ultimo giorno a
Discovery Garden. CATY ha trascorso una notte agitata, forse qualche dente che
spinge per uscire.
Dopo colazione SEB mi chiede di andare in
piscina, lo accontento perché sono solo le 8,30 e poi avrò bisogno del resto
della giornata per preparare il trasferimento di domani.
Appena usciti noto il camion degli
ingombranti che sta portando via un po’di roba: accanto ai vari cassonetti, non
solo accanto al nostro palazzo, mi è capitato di vedere lasciati lì testiere
dei letti, divani vecchi e mobili vari. Dubai mi dà l’idea di essere una città
in cui si trasloca parecchio, quindi è quasi fisiologico che le cose restiamo
indietro, chissà se il camion è stato chiamato dai proprietari dei mobili lasciati
fuori o piuttosto dall’azienda che si occupa di mantenere la pulizia e il
decoro della zona…forse più la seconda.
Verso le 16,30 usciamo: alle 18 abbiamo
appuntamento con Bob, il fratello di Boki, che ci darà la chiave
dell’appartamento dei Greens.
Arriviamo precisi: Bob è davanti all’ingresso che ci attende, ci accompagna su,
giusto per farci rivedere la strada perché Ksenjia e Boki ci hanno già dato tutte le indicazioni del caso
nel nostro precedente incontro.
A un certo punto, un po’ perplesso Bob mi chiede: “Ma non hai un telefono? Con 2 figli in giro… ”.
Io gli rispondo che per ora non ho avuto davvero la necessità di averlo e che
se davvero avessi un motivo serio di chiamare il numero di emergenza o Rosario,
per i posti che frequento, troverei subito qualcuno disposto a farmi fare una
telefonata. Gli dico: “ Se adesso avessi bisogno di aiuto, qui adesso, ti
chiederei aiuto, non ti telefonerei mica…” . Lui mi guarda, non so se ha colto
la mia logica, ma io sono serena come una Pasqua. Bob mi lascia le chiavi: come
a Discovery Garden un badge apre l’ingresso principale e il garage con relativo
ascensore, mentre la porta di casa si apre con la vecchia chiave metallica.
Salutiamo Bob e facciamo ritorno a casa.
A brevissimo dovrò risolvere un piccolo intoppo relativo all’overbooking di
Castagné: quando abbiamo fatto l’accordo per scambiare casa con Ksenjia non
avevo ancora chiuso le date prenotabili e cosi, manco a farlo apposta, mi è
arrivata una prenotazione proprio nei 15 giorni in cui si fermeranno i nostri
ospiti serbo-croati. L’intoppo sembrava risolto, ma all’ultimo la riprotezione
non è più così certa.
Quindi devo far partire il tam-tam per trovare una collocazione alternativa per
gli ospiti provenienti dalla Slovenia che non possono certo finire con il
trovarsi alla porta di casa con Boki e Ksenjia.
In serata faccio il grosso delle valigie: stasera, quando Ross arriva alle
22,30 deve metterle tutte in auto. Non può perdere mezza giornata per fare
cambio casa perché se no si gioca le lezioni, quindi tocca ottimizzare.
E, manco sentisse il fermento intorno, CATY
passa un’altra notte agitata.
TRASFERIMENTO, IMCOMBEMZE E AMBIENTAMENTO
Lunedì
Ross esce di casa presto.
Quando SEB si sveglia facciamo colazione.
Metto insieme le ultime cose e andiamo.
Arrivati alla metro di Internet
City, prendiamo il bus che fa giro lungo: l’F35 che è uno dei due bus che ci
porta a casa, ma fa un giro eterno via Mall of the Emirates.
Scesi alla nostra fermata, facciamo uno stop a Caribou, cos’ “festeggiamo” la nuova
casa. Io vado diretta per caffè shakerato, Seb sceglie una donut al cioccolato
io un caffè. CATY prova la donut e ovviamente le piace.
Prima di uscire prendiamo anche, da portare via, una quiche al pollo e
formaggio e un sandwich mediterraneo. Così abbiamo qualcosa da sgranocchiare
per il pranzo.
Finalmente ci siamo: casa dolce casa. Sistemiamo le poche cose che abbiamo con
noi, poi mi metto al per gestire l’overbooking di Castagné: ricerca sul web,
manda mail, invia whatsapps…il pomeriggio passa alla ricerca serrata della
struttura alternativa, entro domani gli ospiti vanno ricollocati. In tutto ciò
i bimbi sono anche abbastanza collaborativi, intenti a scoprire la casa.
Alla fine riesco a trovare la
struttura alternativa e, per fortuna, gli ospiti accettano di buon grado la
proposta. Dovrò “solo” accollarmi la differenza di prezzo, pazienza, anche
questa è risolta.
Il pomeriggio è volato, resta da fare la spesa.
Usciamo e andiamo da Choithrams, il supermercato a 10 minuti a piedi. In realtà
ci mettiamo più di 10 minuti perché Seb deve scoprire il vialetto, vuole
camminare sui sassi, raccogliere rametti e foglie e guardarsi intorno.
Dopo aver fatto la spesa rientriamo a casa. Doccia, cena, un po’ di tablet per
Seb e poi a letto.
Ross torna che stiamo già dormendo, gli ho
mandato le indicazioni per arrivare ma non sono riuscita a aspettarlo sveglia.
Martedì
La mattina parte faticosa per il papà che deve scaricare le valigie dall’auto.
E prima prova a fare il bonifico per la riprotezione degli ospiti, ma non essendo, quello della struttura beneficiaria, un IBAN in rubrica, occorre inserire anche il codice di sicurezza che la banca invia via sms….peccato che le nostre SIM siano rimaste a Castagné. Per non pagare a vuoto il gestore per un anno, prima di partire ho fatto la portabilità dei numeri, e – per non perdere le SIM “che tanto non ci servono a nulla mentre siamo via”- le ho lasciate a casa.
Ross corre via di casa subito dopo la colazione. CATY e SEB continuano a famigliarizzare con la casa nuova: via via io sottraggo soprammobili e suppellettili dall’aria un po’ troppo delicata “dalla portata dei bambini”, metto dei teli sul divano di tessuto bianco e cerco di capire dove poter sistemare le nostre cose visto che, essendo uno scambio casa, Boki e Ksenija i loro effetti personali lo hanno lasciati tutti, la casa è bella piena e ora si arricchisce anche delle nostre cose.
Poi c’è da gestire l’intoppo nell’intoppo: scrivo alla banca per chiedere se possono farmi loro il bonifico (per fortuna sì) e contatto Nicoletta “angelo custode” che cura la casa di Castagné mentre siamo via per chiederle, di darci una mano a ritrovare le maledette SIM e poi spedirle alla mamma di Ross che a inizio agosto verrà a trovarci.
Nel tardo pomeriggio scendiamo in piscina: qui tutto – parco giochi, palestra e piscina – è integrato nel complesso.
Le piscine in realtà sono 2, recintate e separate dall’esterno e tra loro con dei cancelletti con la chiusura di sicurezza a prova di bambino.
Facciamo la doccia, super calda, e ci buttiamo nella piscina più grande dove l’acqua è fredda, cioè refrigerata. A Discovery Garden era il contrario l’acqua della piscina, specialmente a fine giornata, era molto calda, mentre la doccia fresca.
SEB si tuffa con disinvoltura e al bagnino piglia un colpo subito. Abbiamo con noi la ciambella, così può andare anche dove non tocca e aggrapparsi a quella quando è stanco, visto che io già ho Caty a cui fare da boa.
Il bagnino a un certo punto mi dice che deve allontanarsi un attimo per pregare. Allora capisco che sono le 19,15. Si sposta con il suo tappeto nella zona della piscina baby dove non c’è nessuno.
Prima di andare via, passiamo nella piscina baby, dove sia Seb che Caty toccano, Caty può camminare, ogni tanto cade, va sotto, la ripiglio e continua la sua strada.
Rientriamo a casa, ceniamo e ci prepariamo per la notte.
Mercoledì
Stamattina Ross ha bisogno di abito formale oggi c’è una guest lecture: via di stiro appena svegli, ovviamente non avevo più stirato nulla in vista del trasloco e il malloppo del papà – io e bimbi andiamo benissimo anche non stirati – è lì che mi guarda.
SEB a colazione mi chiede il porridge e poi si mangia anche i cereali.
Io riprendo il lavoro di assestamento in casa: oggi mi devo lavare dai piedi le lavatrici e lo stiro e devo dare corso al bonifico a distanza.
Provo ad accendere la TV per vedere se trovo un cartone per Seb, ma senza successo. Pazienza: può fare altro.
Faccio la spesa online, dopo aver scaricato l’app che mi aveva suggerito Ksenija.
E poi si va in piscina fino all’ora di cena.
Il papa torna verso le 20. Io via whatsapp , tra foto e vocali, guido Nicoletta alla ricerca delle SIM, che, fortunatamente, riesce a trovare senza troppe difficoltà. Anche questa è risolta….Buonanotte!
Giovedì
Oggi il papà ha la giornata
“scarica”: non ha lezioni e nel pomeriggio la scuola ha organizzato
una visita al Dubai International Financial Centre, ovvero nel cuore
economico-finanziario di Dubai e del MENA (Middle East Nord Africa).
Quindi, a parte dover studiare per l’esame
di domenica, può prendersela relativamente comoda: tutti giù a iniziare la
giornata insieme in piscina.
Verso le 9,30 risaliamo a casa, altra
colazione a base di brioche, burro e marmellata e salutiamo il papà.
La mattina passa tra giochi e lettura,
inframmezzati da faccende domestiche.
Finalmente, dopo pranzo crollano SEB e
CATY, e io, dopo aver bevuto un caffè torno al PC a cercare di portare avanti e
chiudere le incombenze famigliari italiane e estere. Mi sto sentendo con
Caroline di Sydney, con la sua famiglia scambieremo casa settembre, e ho
contattato alcune scuole australiane che hanno costi proibitivi se sei escluso
(come probabilmente lo saremo) dal sussidio scolastico. Però Seb e Caty (Caty
specialmente) hanno bisogno di andare a scuola, stando senza la mamma per un
tot di ore al giorno.
Inoltre, Cj, la mentore di Ross, ha una figlia che studia
italiano e avrebbe bisogno di qualcuno con cui fare un po’ di conversazione via
skype ogni tanto, così Ross ci ha messe in contatto.
Mi fermo a pensare che con oggi è il terzo
giorno che stiamo a casa, non tappati in casa, certo, ma non abbiamo messo
fuori piede dal complesso: il parco giochi è sotto casa, la piscina pure, la
spesa te la portano a casa, la spazzatura la butti nella garbage room, fuori fa
caldo, dentro stai al fresco…
È vero, che la contingenza trasloco più varie ed eventuali da sbrigare
richiedeva di rimanere a casa, ma domani bisogna uscire, anche solo a fare 2
passi nel quartiere.
“DUBAI NON MI AVRAI….”: questo è il mantra che mi ronza già da un po’ in testa.
Qui la vita viene semplificata sotto un sacco di aspetti, la fatica azzerata,
non c’è bisogno di camminare, non c’è bisogno di cucinare, di fare le scale….
Da domani si torna in pista!

























