MULTA MANCATA NEL MONDO MALL
Venerdì
“Dov’è il papà?” “Nel tuo
letto, visto che tu hai dormito nel suo …”. Facciamo
colazione insieme e poi, anche se è venerdì, Ross va al campus perché deve
studiare. SEB tira di nuovo fuori la storia della pistola
ad acqua, ma rimandiamo.
Dobbiamo uscire a fare spesa, anche se si è
fatto un po’ tardi.
SEB vorrebbe andare in piscina, ma ci servono i pannolini per Caterina, quindi spesa,
e piscina magari dopo.
Fa caldo e il sole è forte: tutti sotto gli
ombrelli. SEB protesta per il caldo, quando siamo a casa si butta in vasca.
CATY dorme e io mi sento via mail con 2
coordinatrici del master di Ross. Hanno proposto di organizzare martedì
prossimo un pomeriggio dedicato al caffè italiano, come momento di
socializzazione tra gli studenti … ed è uscita l’idea di fare il tiramisù.
Sono in 40.
Ieri al Carrefour del Mall of the Emirates
ho controllato e si trovano sia i savoiardi Vicenzi che il mascarpone Galbani,
oltre che di altre marche. Quindi, con un po’ di organizzazione, il tiramisù
dovrebbe uscire.
Il pomeriggio lo passiamo in casa fino alle 16,30.
Ci siamo sentiti con Ross via whatsapp: visto che stasera, essendo un giorno festivo, il campus chiude alle 20, ci diamo appuntamento all’Ibn Battuta Mall per comprare l’agognata pistola ad acqua.
Ibn Battuta … chi era costui? Si apre un cassettino della memoria…esame di geografia…storia delle esplorazioni: il Marco Polo d’Oriente!
La scorsa volta siamo stati in Persia, Cina e India, ora è la volta di Tunisia, Egitto e Andalusia.
In India, avevano osservato l’elefante che in realtà è una ricostruzione di un complesso orologio meccanico ideato da Al-Jazari, importantissimo matematico e ingegnere del XII secolo.
Questa volta ci imbattiamo in una riproposizione delle sfere armillari e in una macchina per il volo progettata da Abbas Ibn Firnas nel IX secolo (cioè una vita prima del nostro Leonardo!).
E sono ricostruzioni di un certo
rispetto, non proprio delle cosacce posticce di plastica. Anche il resto dei
dettagli del mall è fatto con un certo criterio: là dove i pavimenti stampati
ripropongono il getto veneziano c’è anche la crepa (tipica) e le gigantesche
figure egizie hanno i bordi incisi. Ovvio, non siamo in un museo: il mall offre
negozi di ogni tipo, cinema, bowling, sala giochi, qualcosa a ogni angolo in
un’ambientazione eclettica da mille e una notte. A uno sguardo superficiale può
sembrare il trionfo del kitsch e basta e invece c’è della filologia, un
progetto culturale, alla base di questo mall.
Riesco a fare questo tipo di osservazioni
perché i due dormono e dopo le speculazioni mi regalo un Cremalatte, caffè al cioccolato bianco… sembra
un cappuccio, mille gradi, costa 4,50 euro. Era meglio speculare e non
sperperare.
Tornando al lato pratico, approfitto del
fatto che stanno ancora dormendo entrambi per fare un giro per il Carrefour e
vedere dove sono gli ingredienti che mi serviranno per il tiramisù.
Meglio comprarli già stasera prima di
rientrare a casa.
Sono ancora al Carrefour quando si
svegliano. SEB ha dormito sulle spalle e decido di non farlo scendere se no ci
fermeremo ogni momento a vedere qualcosa. Usciti giriamo ancora un po’, e poi
andiamo verso il Toy store, é venuto qui per la pistola ad acqua: entriamo, gli
dico di sceglierne una che entri in valigia ed effettivamente è coscienzioso,
ne sceglie una medio-piccola.
Poi mi dice: “Andiamo a casa che sono un po’stanco?” … Certo così a casa la può subito usare, lo “stanco”.
19:15 il moezin chiama alla preghiera. SEB: “Ma anche qua?!?” In effetti mi meraviglio anche io. CATY invece batte le mani.
In realtà poi penso che non sia niente male il richiamo alla preghiera in un posto simile, serve un po’ a riportare sulla terra … in ogni mall c’è la stanza per la preghiera.
L’Ibn Battuta Mall, visto con più attenzione e meno pregiudizio non é poi tutto il baraccone che sembra all’inizio. È il modo di viverlo che fa la differenza.
Seb per cena mi chiede un hamburger…
con tutta la scelta che offre il food court…pazienza: McDonald’s sia.
Intanto ci raggiunge il papà, faccio una
volata con CATY a prendere caffè, savoiardi e mascarpone.
Cerco di fare il più in fretta possibile
perché Ross mi ha detto che ha lasciato la macchina in un posto “dove non
è che proprio si potrebbe, ma c’erano anche altri”.
E infatti, quando arriviamo all’auto, ecco
sul parabrezza un bel foglio A4 che ci tira le orecchie: non è una multa!!! È
un avviso che dice che non puoi parcheggiare lì e sei pregato di spostare subito
la macchina. Meraviglioso.
Andando verso l’auto SEB dice: “Io
sono felice che abbiamo comprato la pistola”.
Così il papà, una volta a casa, gliela fa
riempire e poi scendono a sparare in cortile. Ovviamente tornano bagnati ma molto felici. Poi
doccia e tutti a letto.
Sabato
I bimbi si svegliano alle 9, il papà è
già via da un pezzo.
SEB mi chiede di andare in piscina: vuole
battezzare la pistola ad acqua, ma tra risveglio e colazione ormai si è fatto
tardi, meglio rimendare al pomeriggio se no ci cuociamo.
Così passiamo la mattinata in casa. Ne approfitto per fare il pane e la pizza e
riordinare un po’ la dispensa: meglio iniziare a fare fuori le cose che abbiamo
piuttosto che traslocarle.
Finalmente per SEB arriva l’ora della
piscina: via armati di pistola!
Al ritorno abbiamo la cena pronta che ci
aspetta.
Poi un po’ di relax e buonanotte.
ARIA CONDIZIONATA E TAXI, UTENZE DI STATO
Domenica 7
Ieri ross mi ha proposto di fare
colazione fuori tutti insieme, deve essere al campus solo per le 10 per l’esame.
Dove andiamo? Occasion e le caffetterie dei malls aprono solo alle 10.
Il problema alla fine non si pone: alle 9
si scende dal letto. Ross fa colazione e parte.
Io sbrigo qualche faccenda e usciamo a fare
spese prima al supermercato vicino a casa (chiedo la consegna per il
pomeriggio) e poi andiamo all’Ibn Battuta Mall perché devo cambiare gli euro
che ho ancora con me dal mio arrivo.
Prendiamo il bus, dalla mia posizione
rialzata noto quanti taxi ci siano in circolazione. Qui i tassisti sono
dipendenti pubblici, di RTA, la stessa della metro e dei bus. E sui mezzi, taxi
inclusi, ci sono le telecamere. Nel nostro percorso in autobus passiamo davanti
al Palm District Cooling, un
grande edificio di servizio che serve la zona fornendo il teleraffreddamento. Per
tener refrigerati gli edifici pubblici e privati serve un grosso sforzo in
termini di tecnologia e infrastrutture, e qui non se ne può far a meno. La
gestione a livello centralizzato sia di taxi che di aria condizionata,
considerate le condizioni estreme del caldo, è un fattore culturale ambientale
ed è assolutamente sensata. Non puoi stare a casa senza aria condizionata così
come non puoi restare fuori al caldo più di tanto sotto il sole: taxi e aria
condizionata qui sono vitali e in quanto tali vengono gestite a livello
statale.
È un po’ l’approccio che noi abbiamo in
Italia per la sanità, “fornitura” che di base viene garantita a tutti. In
ambito sanitario qui invece il modello è americano, con assicurazione sanitaria
da farsi privatamente. Prima “giustamente” la
priorità è non morire “davvero” di caldo.
All’arrivo alla fermata della metro, faccio per obliterare (qui va fatto sia in entrata che in uscita) ma la macchinetta lampeggia di una luce rossa: un attimo dopo una voce invita tutti a fare il check-out dalla porta davanti. È un controllo. Noi non abbiamo fretta e facciamo passare. Alla fine vediamo che un paio di portoghesi li hanno fermati…. le regole ci sono, e c’è chi vigila, nulla da dire.
Nel mall facciamo una tappa da Delifrance per un caffè e un pain au chocolat, SEB avrebbe preferito un lollipop ma gli dico di no.
Dopo essere stati al Carrefour per prendere un Tupperware grande per la crema del tiramisù di martedì e cercare un mixer elettrico a buon mercato, cambio gli euro.
SEB, uscendo dal Carrefour, ha addocchiato una sala giochi e ci vuole entrare.
Ma prima lo accompagno in bagno. Arriviamo ai bagni percorrendo un corridoio che sembra un corridoio di servizio, di lato a sinistra c’è un piccolo slargo. Vedo prima delle scarpe lasciate lì e poi degli uomini in ginocchio. Venerdì mi ero chiesta se, al di là del richiamo alla preghiera del moezin, poi di fatto qualcuno pregasse nei malls. La risposta è sì: nei malls si prega davvero.
Seb entra nella sala giochi. Luci tipo Las Vegas. Tutti i giochi sono ovviamente a pagamento: basta comprare una card e poi caricare su l’importo desiderato. Ogni attrazione è dotata del lettore che scala in credito e fa partire la giostra scelta.
C’è anche una stanza per i più piccoli come CATY. Dico a SEB che può fare un giro per vederle tutte, per capire su quali vorrà andare la prossima volta perché ora dobbiamo rientrare. E SEB è già molto contento anche così, senza metterle in moto. Devo insistere un po’ per farlo uscire ma andiamo.
Sono circa le 14, aspettiamo qualche minuto il nostro bus.
Rientriamo a casa, facciamo passare il pomeriggio con un po’ di TV (eterno Lilo& Stich) e giochi vari fino all’ora della piscina.
In acqua Caterina si diverte a camminare nella piscina baby, fa i salti e quando cade non ha paura, sta sott’acqua qualche secondo, la tiro sù e non beve quasi mai.
SEB, ovviamente ha con sè la pistola ad acqua anche oggi.
ULTIMA SETTIMANA AI GARDENS
Lunedì 8
Oggi inizia l’ultima settimana ai
Gardens, da lunedì prossimo ci sposteremo ai Greens.
Insomma tempo di ambientarci e prendere una
routine che ci rimetteremo in moto.
Stamattina i bimbi come al solito vanno a
scuola, io a fare un po’ di spesa (con consegna a casa) e poi dritta a casa a
preparare la crema per il tiramisù per domani. Per fortuna il caffè con
la moka lo fa Bijal, una delle organizzatrici e lo porterà direttamente domani.
Nelle intenzioni il pomeriggio di domani avrà un taglio “ludico”, e visto che
gli studenti sono giornalmente impegnati in lavori di gruppo (SBR …..ormai
parliamo a sigle), con ross abbiamo pensato di proporre un Tiramisù SBR: noi
porteremo gli ingredienti e gli studenti assembleranno il tiramisù.
Il lavoro di preparazione di “alta pasticceria” si porta via tutta la mattina:
devo ripartire gli ingredienti in 4 tranches (non sarebbe fattibile fare tutto
in una volta) e devo anche dare tregua alla frusta a buon mercato che,
lavorando in continuazione, dopo un po’si scalda. Alla fine, l’operazione
riesce, finisco precisa per andare a recuperare i bimbi, dando solo una
rassettata veloce prima di uscire,
Quando torniamo, vedendo ancora parte dell’armamentario sul tavolo, Seb mi
chiede: “Ma mamma cosa hai fatto?”. “La crema per il tiramisù, domani si va
alla scuola del papà a prepararlo” “Sìììììììììì”.
VISITA ALL’SP JAIN AD ACADEMIC CITY: TIRAMISU’ A DUBAI
Martedì
Stamattina salutiamo il papà che esce di casa armato di borse termiche e crema al mascarpone. Ci rivedremo il pomeriggio.
Lasciati i bimbi a scuola, vado veloce verso Flavor, il solito supermercato, ma trovo le porte chiuse. Sui vetri è appeso un foglio che annuncia che il proprietario e fondatore, P.A. Rahman, è deceduto.
Ripiego su West zone, il supermercato poco più in là.
Sbrigo qualche faccenda e vado a recupere i bimbi, poi veloci a casa per pranzare e prepararci: alle 13,30 un’autista della scuola ci viene a prendere per andare al campus. Per fortuna perché la scuola è veramente distante e, rispetto a dove viviamo ora, non ha collegamenti comodi e veloci.
Anil, l’autista, è indiano, vive a Dubai da 15 anni, chiacchieriamo un po’ lungo il tragitto. Impossibile non commentare i cantieri, credo qui rappresentino l’equivalente del tempo meteorologico per gli inglesi, in un’ideale rosa di argomenti di conversazione.
Percorriamo una grossa arteria che taglia il deserto, passando tra zone già edificate e grandi macchie di sabbia e gru. Costeggiamo complessi residenziali fatti da villette unifamiliari, passiamo vicini a Dubai Sports City, Anil mi indica lo stadio di cricket, edificio circolare e tutto bianco. Il cricket è uno degli sport favoriti degli indiani che qui costituiscono una fetta significativa della popolazione.
Ci lasciamo indietro l’Autodromo e il Global Village, mastodontico parco divertimenti che apre da ottobre ad aprile, dove ora sono in corso lavori di ammodernamento. E visto che la prossima apertura coinciderà con quella dell’Expo2020, c’è da immaginare che stiamo facendo le cose in grande.
La zona immediatamente prima di Academic City ha alcuni complessi residenziali con nomi fortemente evocativi come Arabian Ranches e Falcon City of Wonders, tutti accuratamente recintati.
Finalmente ci siamo: Academic City, il quartiere pensato per accogliere tutte le università di Dubai. Anil parcheggia nel seminterrato e ci accompagna di sopra. Ci accoglie Megna, una delle due referenti con cui mi sono sentita via mail. Ci fa vedere la stanza meeting-caffetteria dove tra un’oretta ci sarà l’evento-caffè, a cui gli studenti prenderanno parte, seduti in gruppi intorno a una decina di tavoli.
Megna mi propone di fare un tour della scuola, scendiamo di sotto e troviamo il papà: la lezione è finita e scattano le presentazioni. Ovviamente Seb e Caty sono al centro della scena: coccolati e fotografati. Se Caty è un po’più “cozza” attaccata alla mamma e al papà, Seb rimbalza tra le braccia di tutti. E lui è ben felice perché nel giro di un’ora scarsa guadagna un gelato, una scatola di cioccolatini e un giro nella play room dove il papà lo fa giocare a sparare all’XBox… Bella la scuola!
Incontriamo anche Riccardo, l’altro studente italiano, che, con l’aiuto di Bijal, la ragazza che ha fatto il caffè, ha preparato un gioco-quiz da fare sul cellulare per ridere e sfatare alcuni luoghi comuni sull’Italia, con lui mi alterno nel parlare del caffè italiano.
Lasciamo la preparazione del tiramisù per la fine: tutti si impegnano molto, si divertono e in ultimo si gustano il tiramisù, offrendolo anche a noi italiani per avere un nostro giudizio.
Al termine riceviamo, al momento dei ringraziamenti finali, anche 2 tazze souvenir per i nostri futuri caffè a Dubai.
Si è fatta l’ora di andare: gli studenti devono tornare a studiare, papà compreso. Ross ci accompagna in ascensore e Anil in auto ci riporta ai Gardens.
Una volta a casa chiedo a SEB: “Cosa ti è piaciuto di più della scuola del papà?” “Che ho sparato!”.
E mi chiede di tornarci di nuovo.
Il resto del pomeriggio restiamo in casa a rilassarci, mentre ross come al solito rientra dopo le 22,30 dal campus. Noi stiamo già dormendo.
GIOCARE D’ANTICIPO: RICOGNIZIONE AI GREENS
Mercoledì
Verso le 3,30 CATY si sveglia per essere
allattata. Sento provenire da fuori il richiamo alla preghiera. E la voce
cantilenante da avanti per un bel po’, forse oggi è una ricorrenza particolare
mi chiedo. Mi alzo e apro la finestra per sentire meglio, fuori c’è un po’ di
vento e sento lo stacco rispetto al clima in casa, con la temperatura impostata
a 24 gradi costanti.
Mi viene quasi voglia di andare fuori a
vedere….
Il mattino solita routine consolidata: salutiamo papà, che in 15 minuti si alza, lava, veste e fa colazione. Beviamo il caffè nelle tazze che ci hanno regalato ieri.
Lascio i bimbi a scuola, e non appena esco un uomo dello staff esce contemporaneamente a me e mi chiede come mi trovo.
Mi dice che stanno aprendo una sede anche a Jumeriah, molto più grande, nuova, mi dice che i prezzi saranno diversi. Quartiere che vai, tariffario che trovi, penso. E mi lascia il suo contatto.
Poi vado verso la fermata del bus e veloce ai Greens per capire come è fatto il quartiere in cui ci sposteremo la prossima settimana.
In questa perlustrazione mi serve capire quanto riusciremo a spostarci a piedi, dove sono i negozi, quanto verde e ombra c’è per far stare un po’ fuori i bimbi.
All’Ibn Battuta Metro Station faccio uno stop all’ufficio Rta per chiedere informazioni sulla patente internazionale per ross. Lui ha un visto da studente e da poco ha ricevuto anche un Emitate’s ID, ora forse c’è qualche ulteriore adempimento da fare sul lato permesso di guida (speriamo sia semplice, veloce e poco costoso). Chiedo informazioni prima al banco, ma l’impiegata mi indirizza verso un militare, che a sua volta mi rimanda ad un ufficio in Al Barsha. Magari ci andrò domani.
Al binario della Metro vado verso la zona riservata a donne e famiglie e aspetto. Vedo però che ci sono indicazioni rosa e frecce che dicono che devo seguirle per le cabine riservate a donne e famiglie.
Avevo letto velocemente su internet che sarebbe cambiata la collocazione: ora sono in testa.
Ci sono nuove indicazioni sul vagone, compreso l’importo di un’eventuale multa in caso di violazione della zona di rispetto. Qui sono precisi, nulla da dire.
E anche la chiamata di emergenza funziona: l’ho testata personalmente per errore sfiorando con il braccio il tasto. Hanno risposto subito tramite interfono.
Capisco perché hanno cambiato la collocazione: è più comodo. Esci e ti trovi subito la scala mobile di fronte.
All’arrivo, alla stazione della metro di Dubai Internet City, cerco di orientarmi per capire da che parte devo indirizzarmi per raggiungere il quartiere. Per fortuna vedo il Burj Al Arab (la vela di Dubai) che a parte essere prominente stavolta è anche utile.
Esco in strada, fuori fa caldo ma passo all’ombra dei palazzi. Oggi c’è anche vento. Ci sono i soliti negozi di sevizio come lavanderia, supermercato, barbiere. Noto che a lato del barbiere c’è anche un “centro per la cura personale” che dall’esterno ha l’aria che hanno da noi alcuni centri benessere dei cinesi. Anche il nome, Euphoria….
Svolto l’angolo e mi trovo su uno stradone molto meno predisposto per i pedoni: si può camminare, ma in alcuni tratti il marciapiedi non c’è. Al suo posto uno slargo di 3/4 metri di sabbia, sterrato cioè di sabbia.
Cammino al sole, il vento alza la sabbia, la sabbia del deserto, giustamente.
Sulla strada principale, a camminare a piedi, ci sono solo io. La strada principale è uno stradone a 5 corsie per senso di marcia, su un lato tutto grattacieli, sull’altro, quello dove vivremo noi, costeggiato dal complesso residenziale The Greens and Views.
Attraverso e il contesto cambia in maniera netta: aiuole e verde curato, marciapiedi ampi, vialetti laterali, ombra. Passo davanti a quella che da lunedì sarà casa nostra e poi imbocco un vialetto laterale, pieno di verde, su cui si affacciano i balconi. Noto che sono tutti più o meno arredati con divanetti e sedie da esterno, ce n’è anche uno con le bandierine tibetane appese.
Il vialetto ha anche dei dispenser per i sacchettini per le deiezioni dei cani, vicino al relativo cestino riservato.
Ai Garden ho visto un solo cane affacciato ad un balcone, per il resto gatti, gatti, gatti. Ogni cortile ne ha almeno un paio. Quello che vive intorno al nostro edificio è anche un gatto fortunato: ogni sera verso le 19 vedo una signora distinta che gli porta da mangiare. I gatti qui hanno fisionomie più “orientali”, ricordano un po’ quelli delle statue egizie, molto eleganti pur essendo gatti di strada.
Svolto l’angolo, passo in un tratto verde e curato, alcune persone sono sedute all’ombra sull’erba.
Guardo le facciate e vedo delle crepe stuccate: il sole picchia e gli intonaci patiscono, per cui la manutenzione è un obbligo.
Faccio una pausa al Caribou Cafe, ordino una brioche alla crema di mandorle e un caffe “mocka” piccolo.
Mangio la mia brioche con le mani (qui portano sempre le posate), prendo il mio caffè.
In realtà non é un semplice caffé: mi sono fatta guidare dal nome. E’ mix di latte caldo in cui viene disciolto del cioccolato, a cui aggiungono un espresso e della panna montata con scaglie di cioccolato. Va benissimo così.
Il Caribou é una catena: come pay off, sui loro tovagliolini leggo “We only brew the best of the best of the best of the best” E ancora: “Made with real chocolate. Notice there’s no asterisk there”, “Caribou coffee – 1% world’s top beans”.
Bene, siete il bar più vicino a casa, siamo caduti bene.
Pago 8 euro, prezzo in linea con lo standard da mall/contesto europeo, che non è di sicuro economico, ma non facciamo certo colazione fuori ogni giorno e non mi invoglia neppure troppo l’idea di bere tutti i giorni un beverone come questo, pur molto buono.
Visto che me lo sono fatta servire in un bicchiere da take away per fare prima, esco, ancora caffè munita. Accanto al Caribou c’é la fermata del bus più vicina a casa e un parchetto giochi ben attrezzato.
Passo accanto a uno dei ristoranti Da Nando, famosi per il pollo peri-peri (piccante). Anche lì c’è un bel parco giochi, magari una sera ci potremmo cenare, quando il papa sarà libero.
Subito accanto noto che c’è un orto comunitario: crescono zucchine, uva e un po’ di altri ortaggi. Non è rigoglioso, ma siamo a Dubai, nel deserto: ogni volta mi sorprende vedere il verde dove dovrebbe esserci solo sabbia…. Chissà quanta acqua se ne va in questa “impresa green” di mantenimento del verde….
Costeggio il laghetto artificiale diretta al Green Souk, un piccolo parco commerciale con i negozi di base: supermercato, farmacia, lavanderia, ottico e poco più.
Su Gmap ieri ho visto che poco più in là c’è anche un negozio-caffetteria biologico. Ci butto il naso veloce perché il tempo passa e devo rientrare per la fine della mattinata per prendere Seb e Caty.
Il locale sembra carino, noto che sulla porta di ingresso ha l’icona di Slow food. È chiuso venerdi e sabato, ma almeno apre alle 8: vediamo se tra qui e il Caribou riusciremo a fare qualche colazione fuori tutti insieme la mattina prima che parta per la scuola.
E’ quasi mezzogiorno quando prendo il bus, Caty e Seb “escono” alle 12,30. Volo verso la metro, alle 12,26 riesco a essere sul bus che mi porta alla scuola e arrivo alle 12,36 con un rispettoso ritardo di 6 minuti. A Rovereto mi avrebbero richiamato (motivi di copertura assicurativa), qui non fanno un plissé…ma credo che in altre scuole non siano così rilassati.
Il viaggio con i mezzi é stato rapido, i tempi di attesi minimi. Ho preso 2 bus e una metro. É vero, se fossi stata a casa ci avrei messo di più, in totale circa un’ora di dice Google, ma nonostante questo il viaggio non é stato pesante. I mezzi rapidi e non affollati.
Ho anche notato che, su ogni binario, in ogni stazione, c’è un addetto RTA con pettorina rosa fucsia che controlla, a seguito dello spostamento delle carrozze, gli scompartimenti riservati a donne e famiglie: controlla che non ci siamo uomini. E non fa la bella statuina: entra dentro e guarda.
E c’è anche una voce che annuncia che le cabine riservate alle donne e famiglie sono state spostate per il maggior confort di questi passeggeri. Apprezzabile.
Torniamo a casa e passiamo il pomeriggio dopo il pranzo tra riposino e giochi e verso le 18 usciamo per andare in piscina ma, una volta arrivati, mi accorgo di aver lasciato il costume di Caty e le cuffie a casa. Pazienza: faremo piscina domani, ripieghiamo sul parco giochi accanto.
All’inizio Seb punta un po’i piedi: era pistola-munito e voleva la piscina, ma poi se la fa passare.
Dopo aver giocato nel parchetto SEB di si sposta verso un ghaf a cui hanno appeso il copertone di una bici e legato parte di un tubo del sistema di irrigazione. Si diverte come un matto ad arrampicarsi e a saltare giù. E anche CATY fa la sua parte.
All’imbrunire rientriamo a casa, li butto in vasca, cena e buonanotte.
LEGALIZZARE LA PATENTE A DUBAI & DONNE VELATE
Giovedì 11 luglio
Oggi scuola solo per il papà, ieri è
stato l’ultimo giorno dei bimbi. SEB chiede subito quando potrà tornare alla scuola
del papà a sparare.
Papà alle 8,15 schizza fuori di casa, noi
ci prepariamo per andare a fare la spesa prima, e poi dobbiamo andare alla
ricerca delle informazioni per validare la patente del papà (io ho un visto
turistico e la patente internazionale basta).
Incrociamo una mamma con un bimbo più
piccolo di SEB, internamente vestita con l’abito nero, il velo le lascia liberi
gli occhi. Lei ci saluta, ci riconosce: l’abbiamo incontrata l’altro giorno in
piscina, e l’abbiamo rivista per due mattine di fila mentre andavamo a scuola,
al parchetto con il suo bimbo, e abbiamo scambiato qualche parola. Era molto
cortese e affabile, ed è stata lei a far partire la conversazione. Sia in
piscina che al parchetto aveva il viso scoperto, ma avevo notato che aveva messo
il velo integrale all’uscita dalla piscina. La incontro anche un’altra volta,
sempre velata in toto, accompagnata dal marito e mi cade l’occhio sull’abito
nero, elegantemente bordato di paillettes e strass che disegnano dei motivi
floreali.
Di primo acchito non sembra facile prescindere dalla “barriera psicologica del
velo nero”, ma dai micro incontri con questa mamma, e con un occhio un po’più
attento, scopro in primis che il velo nero non è così uniformemente nero, e che
non nasconde necessariamente una persona che non vuole comunicare con noi…Chissà
se avrò altre occasioni di scoperta come questa nel futuro prossimo qui a
Dubai….
Fatta la spesa, facciamo una fermata da Occasion, la pasticceria indiana che è alla fermata del bus. SEB punta dritto alla Rainbow Cake, io – su consiglio della commessa – ordino una fetta di Choco Swiss (al cioccolato) e anche un dolce indiano, il Chena Toast. SEB lo prova ma non gli piace invece CATY lo mangia. Glielo propongo mentre la commessa se la tiene in braccio, la porta in giro per il negozio per farle vedere tutto, dietro il bancone. Insomma se la coccola proprio, e alla fine, quando stiamo per uscire anche il bacio di saluto.
Prendiamo il bus e lungo il tragitto SEB
come al solito guarda ruspe, camion e mezzi in azione molto entusiasta. Arrivati
alla metro, saliamo nella parte riservata alle famiglie, adesso in testa al
treno e SEB vuole andare nella prima carrozza, così può vedere tutto come se
fosse il macchinista.
Lì c’è anche una ragazza di colore, che
attacca bottone. Lei è molto loquace ed espansiva. Ci dice che la sua migliore
amica è italiana, che anche lei andrà in Italia un mese perché il fidanzato si
sposterà lì per studiare per 2 anni, ma lei non lascerà Dubai per tutto quel
tempo.
Ci chiede se può fare una foto con SEB, poi
se lo prende in braccio e lo fa giocare facendo foto con Snapchat e ci invita
anche in Turchia dove dice che ha una casa.
Poi si sente di precisare: “Non
pensate che sono così solo perché oggi indosso questo, non sono come questi qui”
si riferisce al fatto che ha il velo nero intorno al viso. Per il resto è
vestita in stile occidentale pieno, ha una t-shirt con un qualche personaggio
Disney di un cartone che non individuo, jeans neri, scarpe da tennis e un
vistoso anello di fidanzamento in oro massiccio che mi mostra, chiedendomi di
vedere il mio di nozze che, al confronto, sembra una sottiletta.
Alla fermata di First Abu Dhabi Bank scendiamo. Chiediamo informazione a un addetto della compagnia dei trasporti per capire dove sia l’ufficio in cui dobbiamo andare. Cerca un po’ sul cellulare, poi ci dice di aspettare un attimo: va a cercare informazioni e torna subito. E si porta con sé anche SEB per mano. Spariscono per qualche minuto, tornano e l’addetto mi indica il palazzo dove si trovano gli uffici della polizia e della compagnia dei trasporti. Poi chiede ancora a un militare in divisa un’ulteriore conferma.
Il posto è vicino ma vedo che c’è un cantiere di mezzo, potrei camminare, ma non voglio rischiare di ritrovarmi con bimbi sotto il sole del mezzogiorno, non sapendo che giro devono fare i pedoni per oltrepassare il cantiere. Prendiamo un taxi, in effetti il percorso pedonale diretto c’era, è il taxi a dover fare il giro tutto intorno al complesso. Nella hall cerco di capire dove dobbiamo andare, chiedo a un signore che sta sulla soglia dell’ingresso degli uffici rta. Gli spiego il tipo di necessità e lui mi dice che l’ufficio di riferimento non è qui, ma dall’altra parte della strada. Ovviamente non è così semplice attraversare la strada, sarebbe meglio un taxi. Meglio un caffè prima, penso. E Seb ne approfitta per dirmi che ha improvvisamente fame e riesce a farsi comprare una mini donut a patto che la divida anche con me e Caty. Non è entusiasta ma viene al compromesso. Dopo la pausa caffè, torniamo nella hall: mi sdubbia un po’l’indicazione dell’impiegato a cui ho chiesto prima e così decido di adottare il “metodo INPS”: chiedi tre volte la stessa cosa a tre persone diverse e forse otterrai la risposta che cerchi. Primo interlocutore: punto verso sul banco dei traduttori, ci mandano al punto dove fanno il test della vista. Dobbiamo uscire, ma è sempre sullo stesso piano. Secondo interlocutore: l’impiegato dell’ufficio dove si fa il test della vista mi rimanda all’ufficio RTA dove siamo già stati, ma mi dice di “tagliare” passando da una porta secondaria che ci immette in altri uffici, così non serve tornare fuori al sole. Seguiamo il consiglio, salutiamo tutti gli impiegati alle scrivanie e i rispettivi utenti e siamo da capo. Stavolta varco la soglia dell’ufficio RTA e vado dritto al banco delle relazioni con il pubblico e informazioni. Un addetto in abito emiratino mi fornisce le informazioni e la lista dei documenti che mi servono: Ross dovrà presentarsi qui senza appuntamento, con tutti i documenti necessari, dopo aver fatto il test della vista. Il “metodo INPS” funziona, anche a Dubai.
Raggiunto l’obbiettivo possiamo uscire. Siamo nel mezzogiorno, ma la distanza da colmare è davvero minima nonostante il cantiere. Così, aperto un ombrello, e lo metto in mano a Seb seduto sulla cappottina del passeggino, in modo che possa fare ombra a sé e a Caty, così in fretta raggiungiamo la stazione della metro.
Accanto ci sarebbe il Gold and Diamond Park, un complesso di negozi vari, ma preferisco rientrare a casa perché la nostra spesa arriverà tra le 15 e le 17.
Siamo a casa verso le 14, Caty in marsupio, SEB si è addormentato in passeggino e continua a dormire. Sistemo un po’, cucino, stiro, arriva la spesa e poi quando SEB si sveglia merenda, l’immancabile Lilo&Stich e verso le 17,30 andiamo in piscina. Intorno alle 19,15 rientriamo e ci accompagna verso casa la voce del moezin, mentre SEB spara gli ultimi colpi con la sua fidata pistola ad acqua.
Mira ai bigliettini che usano le prostitute per farsi pubblicità: grandi più o meno come dei bigliettini da visita, infilati sulle auto dei parcheggi di notte, il giorno dopo li trovi a terra. Niente di realmente indecoroso: foto donne (per come mi è caduto l’occhio, asiatiche) leggermente discinte e numero di telefono. “Cos’è?” “La foto di una signora con un vestito rosa”. Sarebbe una vestaglia, ma non stiamo a fare i precisini.


























































