SU E GIU’ PER LA METRO
Venerdì
Iniziamo la giornata andando tutti insieme in piscina. Rientriamo e facciamo una super English breakfast.
Il papà parte per il campus, noi trascorriamo la mattina in casa. Ma è arrivato il momento di porre fine al letargo domestico: oggi si esce. Chiedo a Seb cosa avrebbe voglia di fare. Mi dice che vorrebbe fare un bel giro in metropolitana e si vuole portare pure il caschetto. Così, nel primo pomeriggio, andiamo a prendere il bus e poi la metro. Obbiettivo: girare a caso in metro e vedere la città.
Arrivati alla stazione della metro, Seb mi dice che ha fame: giusto in corrispondenza di un corner-bar in cui mi ha chiesto di mangiare ogni volta che ci siamo passati davanti. Decido di accontentarlo, così risolviamo anche l’eventualità della merenda per dopo.
Sceglie un’enseimada: la pasta tutta arrotalata a mo’di girella e ricoperta di zucchero gli dà molta soddisfazione. Pago, un euro, e ci rimettiamo in moto.
Ai tornelli devo ricaricare la card, ma SEB se ne va per conto suo verso l’ascensore. L’addetta RTA lo riprende e me lo riporta indietro. Lui non ne é per nulla contento: vuole fare da solo, mi dice “lo soooo” e aggiunge che era andato a chiamare l’ascensore intanto.
Prendiamo la nostra metro diretti verso il centro, costeggiamo i grattacieli del Downtown, su tutti svetta il Burj Khalifa.
Dopo il World Trade Center i grattacieli iniziano a diminuire e si vedono di nuovo costruzioni più basse.
La metro si interra prima di arrivare a Burjuman. Proseguiamo fino alla fermata dell’aeroporto, Poi torniamo indietro e a Union prendiamo la metro verde (quella che abbiamo preso fino a ora è la rossa), e facciamo su e giù da capolinea a capolinea.
Le costruzioni sono sempre recenti, anche se visibilmente più datate. Sui tetti si vedono anche tantissime parabole TV e in alcune zone le cisterne per l’acqua.
Al capolinea del Creek chiedo informazione alle addette RTA per sapere se possiamo passare in qualche modo dall’altra parte del Creek. Le addette sono piene di attenzioni per i bimbi, e mi indicano che poco più avanti c’è la stazione marittima e faremmo ancora in tempo a prendere il battello per arrivare al Festival City Mall. Ma sono già le 18, ci metteremo un’ora buona per rientrare a casa già così. Magari domani.
Torniamo a casa alle 20. Ho voglia di cibo fresco, così preparo insalata greca, tzatzichi, hummus e guacamole e scaldo il pane arabo. In più per i bimbi sbollento in fretta del baby mais.
Verso le 21.15 torna Ross, cena veloce, e poi con SEB scende ancora a fare un tuffo in piscina, mentre Caty ormai è sulla via del sonno.
Sabato
DUBAI FESTIVAL CITY
Facciamo colazione tutti insieme, poi, visto che il papà oggi ha un toastmaster (non commento i nomi che hanno le attività) alle 10,30 può fermarsi con noi per un bagno in piscina prima di partire. Andiamo subito alla piscina piccola visto che c’è già il sole forte e ha le tende che fanno ombra.
Trascorriamo il resto della mattina in casa, fino alle 16,30 quando usciamo. Ci diamo appuntamento con il papà al Dubai Festival City Mall.
Guardo un po’meglio i grattacieli, sospesi tra sincretismo architettonico e citazionismo.
Le tue torri di Internet City guardano al Chrysler di New York, la Al Yaqoub tower al Big Ben di Londra. E poi ci sono i record: il Burj Khalifa il più alto al mondo, La Palma l’isola artificiale più grande al mondo, il Dubai Mall il centro commerciale più grande al mondo (fino a poco tempo fa…ma mi pare ne stiano già costruendo un altro per riprendersi il primato….).
Poi, in mezzo ai primati, i quartieri e le area residenziali, fatti un po’più in serie, forse un po’opachi e senza fortissima personalità, ma enormi brutture per adesso non mi è capitato di vederne… chissà se poi ci penserà il tempo pittore a renderli più apprezzabili.
Tutto ciò che viene costruito è artificiale, le meravigliose piramidi lo sono e oggi le ammiriamo incondizionatamente. E proprio l’Egitto sembra aver esercitato un fascino particolare per alcune committenze: vedo un obelisco a Healthcare City, piazzato davanti ad una costruzione a forma di piramide, enorme.
Intanto CATY si addormenta in marsupio e poi SEB nel passeggino.
Cambiamo dalla metro rossa a quella verde rapidamente e arriviamo al capolinea del Creek.
Dall’alto della stazione della metro si vede bene la grandiosa Maktoum Library, non ancora aperta al pubblico, a forma di libro aperto. La zona intorno non è ancora terminata, vedo un gruppo di ragazzi che giocano a cricket.
Facciamo due passi e siamo all’imbarco. Ci sono altre barche ormeggiate e rimessate qui. Eravamo d’accordo con SEB che lo avremmo svegliato una volta arrivati dalle barche, ci provo, ma il sonno è più forte. Intanto però si è risvegliata CATY.
Proprio di fronte a noi c’è un nugolo di gru, non so se sia terraferma o un’isola artificiale (qui tutto può essere): sarà l’ennesimo quartiere in costruzione. Con il battello arriviamo abbastanza in fretta dall’altra parte.
Sul molo CATY balla al ritmo delle canzoni arabe che degli altoparlanti giganti trasmettono.
Entriamo nel mall e facciamo un giretto. In percentuale mi sembra di vedere più arabi, o meglio uomini con la kandura e donne in abito nero lungo, rispetto ai malls in cui siamo stati finora.
Ci imbattiamo in uno spettacolo animato dai pupazzoni di Angry Birds che dovrebbe partire a breve, siamo anche tra i primi a entrare e ci danno la fish per fare la foto con loro dopo lo spettacolo.
Cerco di svegliare Seb, che un po’ di controvoglia si ridesta. Ci sediamo su due dei tanti sacco-pouf che sono a disposizione, in attesa dell’inizio dello spettacolo. Quando arrivano, tra musica e balli, Caty si esalta tantissimo, ride e non sta ferma, li guarda a occhi sgranati. Anche Seb di diverte, e per un po’ balla anche lui. Il papà ci raggiunge che lo spettacolo è quasi terminato, giusto in tempo per salire tutti insieme per vedere i pupazzoni da vicino.
Intanto si è fatta sera e la fame inizia a farsi sentire, facciamo un giretto meditando su cosa mangiare e alla fine scegliamo di andare al Turkish Village, anche attratti dalla simpatia di quello che sembra il manager del locale con due baffoni alla Salvador Dalì.
Il locale è molto carino, abbastanza moderno, si affaccia sulla passeggiata esterna, parte della cucina è a vista. Ci sono tantissime famiglie arabe, mi colpiscono le donne che mangiano senza togliere il velo dal viso, solo sollevandolo con una mano mentre portano il cibo alla bocca: non posso immaginare che cosa potrei combinare io al posto loro…
A parte ordinare delle patatine e dei gamberi per Seb, che ce le chiede espressamente, io e Ross ci facciamo consigliare dal cameriere: un Iskender Kabab (carne in salsa di pomodoro accompagnata con yogurt) e un piatto di carne grigliata. Entrambi i piatti sono buonissimi, la carne tenera e saporita e le porzioni abbondanti. Alla fine ordiniamo anche, più per sfizio che per fame, una fetta di baklava con gelato, che ha una consistenza particolare perché è fatto con la gomma arabica. Chiudiamo con il tè.
Dessert e tè sono un po’ “al volo” perché Seb e Caty non hanno più voglia di restare al tavolo e stanno iniziando a scorrazzare nel locale. Io aspetto fuori con i bimbi mentre Ross paga: se ne sono andati 100 euro, siamo in un mall e la cena è stata davvero molto buona.
Quando usciamo fuori è in corso uno spettacolo multimediale, il tema sono i pirati: immagini vengono proiettate prima sulle fontane e poi sulla facciata di un edificio lì accanto, in un trionfo di musica e luci.
Terminato lo spettacolo si va all’auto e a casa.
IN BATTELLO LUNGO IL CREEK FINO AL MARE
Domenica
La mattina trascorre come al solito tra colazione, piscina e un po’ di gioco
in casa. Verso le 12 ricontrollo gli orari del battello che dal Creek scende
fino a Business bay. Ultimo parte alle 15.40, se pranziamo e ci prepariamo ce
la possiamo fare. Intorno alle 13,30 siamo fuori, diretti alla fermata del bus.
Tra ombra dei palazzi e degli ombrelli arriviamo alla fermata.
SEB, come fa sempre, fa il segno con il braccio all’autista perché si fermi e,
come al solito, qualche altro passeggero in attesa lo tira indietro per timore
che lui possa finire sotto il bus. E a SEB non piace “Ma lo so!”. E
anche in autobus ci va da “solo”: sale da solo e non gli piace che la
gente lo sollevi. Lascia me e CATY un po’ indietro, noi ci piazziamo nello
spazio per i passeggini e lui va dritto al sedile dietro, proprio come se
stesse viaggiando per conto suo.
Una signora orientale infatti mi chiede: “Anche quello è suo figlio?”
“Si, ma vuole viaggiare da solo”.
Prendiamo la Metro diretti alla Creek station. In attesa, sul binario ritroviamo la signora orientale del bus che chiede a SEB come si chiama. Lui: “Sebastiano”, lei: “Sebastian”, lui: “Sebastiano” puntualizza. Ma la signora non si abbatte. Una volta entrati nello scompartimento in testa, dove ormai andiamo sempre per dominare il tragitto usando il passeggino come rialzo, gli propone di sedersi accanto al vetro davanti. Lui all’inizio rifiuta, ma alla seconda offerta cede, così la signora lo solleva e lo mette a sedere nello spazio tra vetro e sedili, quello che andrebbe lasciato libero da persone e bagagli. SEB si gode il viaggio dall’angolazione privilegiata. Al momento di scendere per cambiare treno, quando cercano di aiutarlo, SEB di nuovo rimarca: “No, faccio da solo” e si sottrae alle braccia che lo vorrebbero far scendere, scendendo lui all’indietro di schiena, buttando i piedi sul passeggino.
Dalla stazione facciamo lo stesso percorso del giorno prima e arriviamo all’imbarco. Abbiamo 20 minuti d’anticipo, faccio il biglietto di 2 euro e aspettiamo nella sala d’attesa climatizzata e Caterina si addormenta. Guardiamo davanti a noi: dall’altra parte del fiume c’è l’area in costruzione che avevamo già visto ieri, proviamo a contare le gru, saranno più di 20.
Arriva il nostro battello e ci fanno salire in attesa dell’orario della partenza. All’ultimo sale anche una famiglia di 3 persone, anche loro turisti, e partiamo.
Chiedo a SEB se è stanco, temo si addormenti e si perda la crociera, lui mi risponde che il dondolio “Mi fa diventare stanche le ginocchia”, ma dopo un piccolo calo si riprende: si piazza alla porta a vetri dietro a guardare la schiuma sollevata della spinta dei motori. L’ho portato in crociera proprio per guardare la schiuma, penso. Lo lascio ad ammirare l’acqua e guardo fuori: passiamo vicino a una zona di salvaguardia (allora non costruiscono proprio proprio proprio dappertutto!), intravedo un cartello che dice che si tratta di una zona protetta, la riserva di Ras Al Khor, zona umida rifugio di fenicotteri rosa, aironi e cormorani.
In effetti in questo primo tratto di navigazione sono più le parti vuote o
in costruzione a spiccare, i grandi grattacieli si intravedono a distanza.
La nostra prima fermata è a Design City, non ci fermiamo molto, non sale
nessuno e non vedo molto passaggio neppure sulla riva, nonostante la zona sia
curata, con palme e arredo urbano.
Riprendiamo la navigazione, i profili dei grattacieli di downtown si fanno via
via più vicini, anche se sempre offuscati dalla solita foschia, mix di smog,
umidità e riverbero del caldo.
Tra la foschia emiratina vedo in lontananza anche la Al Yaqoub Tower (il Big
Ben)…c’è la “nebbia”, si vede un edificio come il Big Ben, fa un effetto un
po’ straniante… chissà se gli ideatori ci hanno pensato in fase di progettazione,
o se è solo una combinazione climatica, che comunque contribuisce una volta di
più alla nomea pop-kitsch che Dubai si porta dietro.
CATY intanto si risveglia.
Continua la discesa verso Business bay, incrociamo il primo di una serie di ponti sotto ai quali passeremo a breve. Via via le rive si fanno più urbanizzate, costellate di grattacieli e yatch.
Abbiamo ormai il downtown a fianco.
Il comandante del battello ci dice che il tragitto finisce alla stazione di Dubai Canal, ma che da lì non ci sono collegamenti comodi per i mezzi, sarebbe forse conveniente scendere alla fermata precedente, La Sheikh Zayed Road, oppure pensare di fare poi il biglietto di ritorno solo per il tratto da ripercorrere a ritroso. Scegliamo questa seconda opzione perché fuori il caldo è ancora forte. Arrivati al nostro capolinea, la fermata durerà circa 20 minuti. Mi affaccio un attimo sul molo, in cerca di un bar o un locale per comprare magari un gelato ai bambini, ma qui è tutto ancora in corso di costruzione, come lo è l’ultimo tratto tra il Tolerance Bridge a alla foce dove ci troviamo ora. Tra l’altro questo sbocco al mare, fino a qualche anno fa non esisteva, è stato aperto artificialmente.
Comunque nell’attesa a Seb e Caty va si lusso perché il comandante dà loro la possibilità di giocare a guidare il battello.
Riprendiamo la navigazione e, scesi alla fermata, ci danno le indicazioni per arrivare alla metro più vicina, la fermata di Business Bay, che proprio vicinissima non è, e con il passeggino è tutto un fare su e giù dai marciapiedi che sì, ci sono, ma nessuno è dotato di rampa disabili.
Arrivati a casa, doccia, cena e riposo.
AL WAFI MALL PER IL VISTO PER L’AUSTRALIA
Lunedì
Questa mattina dobbiamo presentarci tutti per fare la visita biometrica per il visto per l’Australia. Gli uffici di competenza sono all’interno del Wafi Mall.
Il Wafi Mall è un mall faraonico. Faraonico é un aggettivo ricorrente nelle narrazioni di Dubai, ma quasto ha proprio un’architettura a piramide, colonne di sapore egizio, vetrate a tema.
Con le operazioni per il visto ce la caviamo abbastanza in fretta e così torniamo sui nostri passi, in particolare ad una gelateria a cui Seb voleva ci fermassimo già all’andata. È la Stikhouse e offre “Italian handcraft gelato”. L’idea è carina: ti fanno il ricoperto come preferisci. Seb sceglie uno stecco di tre colori (poco importa il gusto, conta il colore!) e poi lo fa annegare nel cioccolato amaro, e poi cospargere degli amati zuccherini colorati. Io scelgo uno stecco al caffè con copertura di cioccolato amaro, ross alla frutta. Poi salutiamo il papà che deve andare al campus, mentre Seb è ancora alle prese con il suo gelato. E’ presissimo e molto soddisfatto. Cerco di fermarlo dal leccare il piatto: “Però così è gustoso”, piatto pulito.
Giriamo per il mall, e troviamo anche il corner dedicato all’archeologia: con tanto di sarcofago, scranno e statue.
Ci sono diversi negozi di abiti in stile orientale e da cerimonia. Al punto informazioni chiedo quale sia il modo più rapido per uscire e raggiungere la metro. La ragazza dell’info point mi dice di uscire dalla hall dell’hotel che comunica direttamente con il mall.
Seb, intanto trova una rampa elicoidale e inizia a correre su e giù. Fa l’ultima corsa e poi ci avviamo per l’uscita.
Usciti, chiedo nuovamente indicazione a uno dei parcheggiatori dell’hotel: é quasi l’una e l’idea di andare a tentoni per trovare la metro non è il massimo. Lui mi fa segno e mi dice che in 500 metri ci siamo, basta svoltare l’angolo.
Apriamo gli ombrelli per ripararci e ci incamminiamo. Saliamo in metro e siamo a casa verso le 15. Nel pomeriggio io sbrigo un po’ di faccende mentre i bimbi giocano e riposano.
Faccio la spesa online e prendo contatti per il campus per i bambini per la prossima settimana.
SEB vuole andare in piscina con il papà, così si accordano via whatsapp che, al suo ritorno, stasera ci andranno insieme.
Ross rientra a casa dopo le 21, SEB armato di pistola lo sta già aspettando da un pezzo.
CATY è già pronta per dormire, quando i 2 rientrano dorme già. Ross cena, SEB si guarda un po’ di cartoni sul tablet e poi tutti a letto.
BAMBINI PRESTO AL SUMMER CAMP
Martedì
Stamattina dopo la colazione ci facciamo lasciare dal papà alla Raffles
Nursery Lake, il posto dove la prossima settimana SEB e CATY andranno la mattina
per il summer camp.
La scuola è all’interno di un complesso residenziale che ha gli accessi con gli
ingressi presidiati .
Da casa in auto sono 10 minuti, a piedi sarebbero 20 ma il percorso non è
ombreggiato. Non so se riusciremo a tornarcene a piedi come avrei voluto,
attraversando la zona verde che costeggia il lago, ho il dubbio che non sia
accessibile.
Salutiamo il papà e entriamo a visitare il posto. Ci accoglie la coordinatrice
che ci fa fare un giro.
Lo stile, è in linea con la tipologia del quartiere, molto più europeo rispetto
alla scuola che abbiamo frequentato ai Gardens (e la scuola ai Gardens costava
circa la metà).
Conclusa la visita e raccolte le informazioni pratiche ci rimettiamo in moto.
Per non rischiare di fare giri a vuoto con i bimbi al seguito, andiamo
all’ingresso, ripercorrendo a piedi la strada dell’andata. Sui marciapiedi la
cadenzata ombra degli alberi rende la camminata sostenibile. In giro solo
persone in auto, fuori all’aperto, oltre a noi giardinieri e muratori.
All’ingresso il sorvegliante conferma i miei dubbi: a parte gli ingressi
carrabili non ci sono passaggi pedonali che affacciano direttamente sulla zona
verde con cui confina il nostro quartire. Ma perché murarsi così?? !! Quindi
niente passeggiata di ritorno. E neppure bus: ci sono le fermate non molto
distanti, ma in pieno sole.
Il sorvegliante mi dice che spesso ci sono taxi che vanno e vengono e che sarà facile
a breve trovarne uno in uscita.
E infatti non passano 10 minuti che arriva il taxi.
E non ci vogliono 10 minuti che siamo a casa. Sono le 10,30 circa. Siamo stati
tutto sommato veloci. Per la prossima settimana prenoterò il taxi per il
ritorno. Non posso cuocerli.
SHINDANGHA E IN TRAGHETTO DAL CENTRO ALLA MARINA
Mercoledì
Stamattina mi alzo prima del solito e mando una mail a Caroline di Sydney e una alla scuola per capire alcuni passaggi operativi dell’eventuale iscrizione.
Facciamo colazione e poi ci facciamo lasciare dal papà alla metro. Seb è molto contento perché il papà lo ha fatto guidare – lo ha seduto sulle sue ginocchia – nel parcheggio autorimessa.
Oggi è relativamente presto: tra le 8,30 e le 9 la stazione di Dubai internet City è molto più affollata.
La nostra destinazione è la metro station di Al Ghubaiba, di lì gireremo per il quartiere storico di Shindagha e visiteremo il museo del cammello!
Arrivati a Bur Juman cambiamo metro, Caty vede le grosse luci-medusa che sembrano galleggiare appese dal soffitto e si esalta un sacco.
Arriviamo veloci alla nostra fermata, il distretto storico da visitare è subito lì vicino.
E vicina é anche la stazione marittima da cui partono i traghetti: dopo la visita, se facciamo in tempo potremmo prendere il traghetto che ci porta alla Marina, passando davanti alla costa.
Il primo edificio che incontriamo è la casa dello sceicco Khalifa Bin Saeed Al Maktoum. In generale questa zona era il luogo di residenza storica per l’élite di Dubai.
Tutto il quartiere si sviluppa lungo una lingua di terra racchiusa tra Creek da un lato e mare dell’altro. Le case sono in pietra corallina, rifinita a gesso, contraddistinte dalle torri del vento, ideate per far circolare l’aria e climatizzare le abitazioni.
La casa ha un patio interno attorno a cui si sviluppa l’edificio e alcune stanze arredat,e in stile che conservano suppellettili tradizionali. La particolarità di questa casa è che una parte è dedicata all’arte della falconeria. Ci viene incontro un ragazzo che ci fa vedere gufi e civette, ospitate nelle gabbie all’esterno, mentre i falchi, essendo più delicati e sopportando meno le alte temperature sono custoditi in un locale climatizzato al buio. I falchi che si trovano negli Emirati vengono importati principalmente dall’Inghilterra e dall’Europa. Ancora oggi le famiglie emiratine praticano la caccia con il falcone, in inverno, quando questi animali riescono a resistere fuori e con un permesso di caccia.
A CATY piacciono molto, SEB entra, sono tutti sul loro trespolo, fuori dalle gabbie ma ancorati.
Poi il ragazzo ne tira fuori uno, e dopo aver fatto indossare a Seb la protezione, glielo fa salire sul braccio. All’inizio Seb è un po’intimorito ma non si tira indietro, Caty fa una carezza sul piumaggio al falco.
Prima di andare via chiedo al ragazzo dove posso trovare il museo del cammello. Lui mi dice che al momento è chiuso perché stanno facendo dei grossi lavori di ristrutturazione in vista dell’Expo per ospitare un numero ancora maggiore di musei.
Gli unici musei aperti al momento sono il Creek Museum, la Casa dei profumi, il Museo archeologico del sito di Saruq Al Hadid e il Centro di documentazione.
Decido intanto di fare un giro di ricognizione, raccolgo il materiale informativo, ma visto che sono già le 10,30 e il caldo si fa sentire preferisco andare a prendere il traghetto.
Ho Seb in passeggino e Caterina sulle spalle, faccio il biglietto e, tempo di imbarcarci ,Caty si addormenta.
La siedo in passeggino con tutto il marsupio e la copro, è sudata e l’aria condizionata è forte. Anche Seb cambia la maglietta e poi si mette la felpa. L’unica che non ha un cambio sono io ma sono zuppa, allora mi “vesto” nella maniera migliore possibile usando il pareo che ho nel passeggino che uso per schermare il sole ai bambini.
Lasciamo il Creek e siamo in mare aperto, via via vediamo il profilo della costa e dei grattacieli che prende forma, ma non in maniera nitida: c’è la solita foschia da umidità e caldo intenso che offusca la visuale.
Chiedo a uno dei membri dell’equipaggio se possiamo uscire sul ponte, mi dice di sì, ma fa prima indossare a SEB il giubbino di salvataggio per scrupolo. Fuori fa caldo, e anche da qui, oltre il profilo dei grattacieli a spiccare sono le gru: cantieri, cantieri e cantieri.
Rientriamo e dopo un po’CATY si sveglia. La cambio subito e poi anche lei si mette a guardare dal finestrino.
Passiamo vicino al Burj al Arab, alla Palma, e alla ruota panoramica (più grande del mondo) in costruzione a Blue Waters e arriviamo in Marina.
Il traghetto attracca, sono le 13, entriamo veloci nel Marina Mall.
Non appena entriamo, sulla destra, Seb si ricorda del locale che aveva già addocchiato l’ultima volta che eravamo stati qui: “Magiamo lì”. Lì è Wagamama, un ristorante che fa cucina giapponese e asiatica più in generale, abbastanza salutista: ok. Ordiniamo un menu bimbi – pollo impanato, verdure, riso bianco, succo e gelato – e dei calamari pastellati.
Caty e Seb gradiscono tutto, molto i calamari e si divertono con i bastoncini.
Paghiamo e facciamo un giretto: mi ricordo, passando davanti a un negozio di souvenir, della cartolina che avevamo detto avremmo mandato a Enea. Entriamo e ne scegliamo una in 3d, con il Burj Khalifa che passa da visione diurna a notturna, abbastanza in linea con un certo “stile Dubai”, perfetta, credo che per Enea sarà anche divertente da guardare.
Saliamo al piano superiore, diretti all’Hello Summer.
Noto nello spazio davanti agli ascensori un corner in cui si possono portare a riciclare bottiglie di plastica e lattine, in cambio di una piccola ricompensa. Un mini sforzo verso la differenziata, penso, un passo da formica. Meglio di niente, ma Dubai, se solo volesse, potrebbe essere rivoluzionaria sotto questo aspetto. Lo è per moltissime cose, costi quel che costi.
Questa volta Seb sceglie di giocare con la sabbia cinetica, mentre io e Caty giochiamo con i giochi di legno.
Seb è presissimo: gioca con le formine e passano 20 minuti buoni, poi mi chiede di andare nel mare di palline.
Verso le 15,30 usciamo dal mall. Tam, metro, bus e siamo a casa poco prima delle 17.
Nel viaggio di ritorno si sono addormentati entrambi. Io mi butto in doccia
DI NUOVO ALLA SCUOLA DI PAPA’
Giovedì
Alle 8.20 siamo tutti in auto insieme diretti alla scuola del papà. Dopo tante richieste, é arrivato il giorno in cui Seb può tornare in visita al campus.
Arrivati, andiamo in caffetteria dove il papà può lasciare zaino e borsa del pranzo. Mentre ci facciamo un caffè, arriva uno dei compagni di master di Ross e inizia a far giocare Seb con un gioco da tavolo, una specie di dama indiana, dove i pezzi vanno fatti muovere con un colpo secco delle dita, a mo’di biliardo.
Anche Caty osserva interessata.
Poi ci spostiamo nella Play room, la meta ambita di Seb: punta dritto verso la postazione dell’X-Box.
Macchine, guida spericolata, gare!
Ma nella play room c’è anche un calcio ballila: e via anche di quello!
Poi scopriamo un’altra sala: la music room. E qui sia Seb che Caty si scatenano con tastiera, percussioni, chitarra, basso.
Dopo che si sono divertiti per bene, verso le 10 andiamo al food court, per una veloce colazione insieme perché alle 11 il papà ha lezione.
Ross compra un pane, buonissimo, caldo, con semi di sesamo, ma ai bimbi piace relativamente, così integriamo con un più banale sandwich tacchino e formaggio che viene spazzolato.
Intanto stanno arrivando per la colazione anche alcuni compagni di master di Ross, che sono sempre super affabili con i bimbi.
Il papà ci accompagna alla fermata del bus lì vicino. Dopo neanche 5 minuti il bus arriva.
Dal bus si vedono cantieri, cantieri e ancora cantieri: ci sono interi quartieri in costruzione.
Silicon Oasis è il quartiere più “finito” che incontriamo, è incredibile il grandissimo sforzo per il verde che viene messo in campo: siamo nel deserto ma si vedono alberi e aiuole.
Il bus viaggia su una strada ad alto scorrimento: alla mia destra noto i capannoni di stoccaggio della frutta e verdura. Qui si importa quasi tutto. Una terra di base inospitale, desertica, dove ora si costruisce, si creano giardini e si importa in maniera massiccia ogni tipo di bene….Dubai è una sfida, sotto tanti punti di vista. Chissà, sul lungo periodo, o anche solo tra 50 anni, come sarà?
Alla fermata di Oud Metha scendiamo, visto che il bus si ferma proprio davanti alla porta dell’ascensore che porta in stazione.
Tornati a casa, per il resto della giornata, ci riposiamo.


































































































