IN GIRO CON PAPA’: DAL MARINA
MALL AI SOUK DEL CENTRO
La mattina di venerdì
finalmente ross non deve andare al campus. Però dalle 11 alle 14 la scuola ha
organizzato un’attività di team building da Jumble, un parco divertimenti
urbano al chiuso… poi ci racconterà
Prima però piscina tutti insieme, poi ross va per la sua strada, e io e i bimbi torniamo a casa. Per pranzo SEB mi chiede la pasta al pomodoro. È la seconda volta, in tre settimane, che la faccio, mi convinco ancora una volta che sia meglio non scimmiottare piatti italiani, meglio fare altro: “Mamma questo pomodoro sembra come il ketch-up….”. Pasta Barilla + Pomì per la salsa di pomodoro …. il risultato è per me abbastanza triste, per SEB: “deliziosa!”.
Fa il bis, la scarpetta e il
ruttino. “Mamma, ho fatto un ruttino, vuol dire che ho mangiato
bene!”
Meravigliosa ricompensa dopo 4 anni di allattamento, svezzamento e
alimentazione a km zero, se possibile bio….
Verso le 14,30 ci mettiamo in moto: ci siamo dati appuntamento con il papà al Marina Mall.
Subito SEB si tuffa nel mare di palline dell’Hello Summer, poi facciamo un giro con il trenino e un gelato per merenda. Prova anche a tirare la corda e a farsi comprare un giochino, ma per oggi ha già avuto tante soddisfazioni, il gioco può aspettare.

Dopo le 17 usciamo sul Marina Walk, e iniziamo la nostra passeggiata all’aperto diretti all’insenatura su cui domina la Cayan Tower, il grattacielo che si torce su se stesso.
Lungo il percorso SEB osserva tutte le barche che passano, guarda i pontili, le boe e i salvagenti appesi agli imbarchi. Veniamo approcciati dai camerieri-buttadentro che con il menù in mano provano a invogliarci a entrare, mi ricordano quelli che popolavano la zona intorno alla Torre quando vivevamo a Pisa.
La nostra passeggiata termina al Marina Walk Mall, ormai è ora di cena. Scegliamo un ristorante giapponese pensando che per SEB possa essere divertente sedersi e scegliere i piatti dal sushi-go-round, tirandoli giù dal rullo che gira. SEB apprezza il cibo e anche con i bastoncini se la cava. CATY apprezza il tofu della zuppa di miso e la soia al vapore, e sbeccola il riso, ma non vuole provare il pesce.
Quando ha finito SEB si alza e, curiosando, si accorge che il ristorante libanese accanto ha la TV che manda i cartoni. Quando vado a controllare lo trovo seduto con un dolcetto in mano: il cameriere lo ha fatto accomodare e gli ha anche offerto un dessert… che prima della fine della nostra cena diventano 3….meglio di così!
Per tornare al Marina Mall, dove abbiamo l’auto, prendiamo un ferry da cui si possono ammirare le luci della Marina. SEB guarda tutto, tutto gasato.
Prima di rientrare nel mall, ci imbattiamo nelle fontane che da terra zampillano verso il cielo, sono ad altezza bambino e quindi piene di bambini che ci giocano…impossibile tirarsi indietro. Una rinfrescatina e poi a casa.
La mattina di sabato Seb e Ross vanno in piscina, Caty ed io restiamo a casa, Caty è un po’costipata e nella notte ho sentito che era calda. Adesso é fresca ma meglio non rischiare.
Per pranzo ordiniamo del cibo libanese a domicilio: 2 shawarma di pollo, kebab di pollo arrotolato nel pane simile alla pita, e dei falafel che arrivano anche loro avvolti nella pita.
Sono incluse le bibite e le patatine. Paghiamo direttamente online (17 euro), arriva tutto alla porta di casa. Unica cosa: la prossima volta dobbiamo ordinare un po’prima perché ci sono 45 minuti da aspettare, lo dicono già online.
Seb mangia solo le patatine…
Nel pomeriggio, dopo un po’ di
indecisione perché il papà dovrebbe studiare, alla fine decidiamo di andare a
visitare la zona del souk dell’oro e delle spezie e del mercato vecchio.
Ci andiamo in metro, il viaggio si prende
un’ora buona, ma Seb si diverte un sacco a prendere la metro e a guardare tutto
quello che c’è fuori.
Arriviamo alla fermata di Al Ras.
Qui si respira un’aria decisamente più
mediorientale. Ci sono negozi e negozietti che vendono di tutto. Seb è colpito
da quelli dei dolci, ovviamente, io dai commercianti di spezie: nelle vetrine
sacconi di spezie e all’interno un’infilata di uomini seduti a una lunga
scrivania, davanti a un grosso telefono bianco squadrato, come in attesa
dell’ordine di cui prendere nota.
Questa è una zona turistica,
neanche il tempo di entrare nel souk dell’oro che già ci incantonano dei
venditori di datteri. Sono gentili, ci invitano a entrare e ci offrono dei datteri.
Non sono datteri semplici ma ricoperti di
cioccolato, alcuni hanno una mandorla all’interno, altri sono pralinati al
cocco. In pratica i datteri sono un po’ come dei cioccolatini. A Seb piace la
parte di cioccolato, non il dattero mentre Caterina mangia tutto.
I dipendenti ci dicono che il loro capo è
italiano (chissà se è vero…comunque ci cantano L’italiano di Totò Cotugno e
ci dicono “italiani brava gente”).
Due di loro ci chiedono anche di fare una
foto con Seb.
Tutti che ti approcciano per
venderti la qualunque, veri commercianti gli arabi.
Il souk dell’oro è un luogo all’ aperto ma
ombreggiato da grandi tendoni, lungo le sue arterie principali, sui 2 lati, ci
sono le gioiellerie. E nelle vetrine un mondo scintillante, che fa quasi male
agli occhi a guardarlo, non solo gioielli, ma veri capi di abbigliamento in
filo d’oro. Quando si dice “roba da arabi”! Seb è stanco, lo metto sulle
spalle e si addormenta. Caty è bella sveglia, ha dormito all’andata in metro, e
visto che il souk non è affollato approfittiamo per farle fare 2 passi. Poi
passiamo al souk delle spezie, coloratissimo, suggestivo, neppure troppo finto per
essere un luogo turistico, meno artificiale dei malls a mio modo di vedere.
Usciamo diretti al Creek e di lontano assistiamo a una scena che credo rara per la “sicurissima e tranquillissima” Dubai. Alla fermata del bus è in corso una rissa tra 2 tassisti. Non dura molto, non è neppure una scazzottata, nessuno finisce a terra e niente sangue, si prendono a manate e vengono in fretta divisi.
Certo non è il massimo da vedere, ma mi ricordo di aver avuto più “paura” (avevo i bimbi con me, Caty in fascia) in pieno giorno a Rovereto sulla via dell’Eurospin, quando 2 ragazzi, stranieri ma di seconda generazione, poco più che adolescenti, stavano per passare dalle parole ai fatti e uno dei 2 aveva brandito un cartello della segnaletica del cantiere perennemente in corso per darlo addosso all’altro. Paura perché non ci avevo visto il senso del limite, qui tutto viene ricondotto nei ranghi in fretta.
Comunque Seb sta dormendo e si perde la rissa, ma si sveglia subito dopo, quando arriviamo all’imbarco dei battelli che fanno la spola da un lato all’altro del Creek.
Prendiamo il battello per
attraversare il Creek e arrivare dall’altra parte. Sono circa le 18, sul fiume
il caldo non si sente, c’è un bel venticello e i colori caldi del tramonto.
Il battello è un barchino che al massimo può
ospitare 15 persone.
Ci si siede, non ci sono sedili e neppure
parapetti, si ha davvero la sensazione di stare sul fiume, molto bello.
Al Mercato vecchio facciamo un giro e poi facciamo uno stop a un baracchino per bere un’acqua di cocco. Seb la prova ma non gli piace, Caty gradisce.
Seb è affascinato dalla spremitura della canna da zucchero.
Terminata la sosta ci incamminiamo verso la metro. Facciamo una pausa nella piazzetta del Museo di Dubai, dove campeggia un enorme cartellone che ricorda che il 2018 è stato l’anno di Zayed, il centenario dalla nascita del padre fondatore degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Zayed figlio del sultano Al Nayhan.
Poi metro, bus e a casa. Doccia e cena, domani è domenica, si lavora.
Domenica Ross si sveglia presto, fa colazione e parte, Caty
e Seb dormono ancora. Al risveglio Seb va avanti con “Voglio il
papà!” per un quarto d’ora buono.
Stamattina si sono svegliati tardi, dovremo
uscire a fare spesa, farà un po’ caldo ma il frigo richiede….
Intanto metto su il pane, mentre
Seb fa colazione. Comprare il pane al negozio più vicino non è cosa: si trova
una specie di baguette, che sarebbe anche buona, ma l’impasto a ben vedere è
“gommoso”, l’addetto alle buste della spesa, per farcelo stare in
borsa lo piega a metà e non si spezza. Insomma, non mi entusiasma come pane
quotidiano. Idem per il pane in cassetta a fette, o per quello arabo, venduti
entrambi in confezioni di plastica.
Faccio un mix di farina bianca 1 e semola,
le unisco al lievito istantaneo, faccio un tentativo. Passabile, almeno sa di
qualcosa di artigianale.
Non credo sia impossibile trovare del pane
artigianale, al Marina Walk Mall, nella vetrina del cafè Bateel, c’erano
diverse pagnotte invitanti, multicereali e con semi e anche la caffetteria
Paul, nell’Ibn Battuta Mall aveva del pane. Magari proviamo l’acquisto la
prossima volta che ci capitiamo.
Così, a metà mattina usciamo a fare la spesa: stavolta compro tutto quello che mi serve e, a parte il fresco, chiedo la consegna a casa, garantita entro 1 ora e mezza dall’acquisto e senza costi aggiuntivi.
Davvero comoda e veloce! Il tempo di rientrare a casa, toglier le scarpe, svestire i bimbi e già arriva: praticamente non ho messo ancora in frigo il latte e i formaggi, che è già arrivata.
Seb mi chiede di preparare la focaccia e visto che ci siamo gli appalto anche la sgranatura dei piselli.
Dopo pranzo relax, entrambi si addormentano contemporaneamente, così riesco a rileggere la domanda per il visto australiano che ross aveva già compilato e a sentire la traduttrice per le traduzioni dei documenti.
I bimbi dormono a lungo, il pomeriggio di ieri è stato bello e intenso e ora si recupera.
Ross non sarà a casa prima delle 10,30 e Seb lo vuole aspettare, già non lo ha visto la mattina…. Considerato che forse non lo vedrà neppure domattina se Ross dovrà uscire presto, va bene, che lo aspetti. Non ha finito il pollo impanato e mi ha detto: “Lo lascio per il papà”, merita aspettare svegli.
NATURA NELLA DESERITCA DUBAI, NORME DI COMPORTAMENTO E MALL OF THE EMIRATES
Lunedì, martedì e mercoledì i bimbi vanno a “scuola come il papà”.
Lunedì invertono le stanze, non so perché. Io ripenso alle 3 settimane di ambientamento al nido di Caty a Rovereto, alla Stanza rosa, punto di riferimento, che i bimbi imparano a conoscere e riconoscere ecc ecc. Qui ho fatto una mattina intera con Caty, poi il giorno dopo 30 minuti, adesso resto i primi 10 minuti e vado. Per fortuna Caty è andata al nido, quindi sa già che se vado via poi torno. Frigna al distacco, ma in braccio all’educatrice che la distrae le passa in fretta.
Vedo bimbi, molto più grandi di lei, piangere disperati. Credo dipenda dal fatto che, prima di arrivare qui, l’unico contesto che hanno frequentato sia stato quello famigliare stretto.
Da questo punto di vista Caty, e ancor di più Seb, sono fortunati, già abituati. Anche la lingua, non rappresenta un grosso scoglio in questa fase: c’è ancora tanta componente non verbale nelle attività e l’inglese non è la lingua delle famiglie di provenienza di nessuno dei compagni di Seb. Questo aspetto me lo aveva fatto anche notare Ksenija, che fa volontariato in una scuola: finché non vanno a scuola, o scuola materna che sia, i bambini parlano la lingua d’origine. Dove andiamo noi credo che la maggior parte dei bambini a casa parli l’indiano (l’hindi è una delle 5 lingue più parlate al mondo). Le insegnanti ai bambini parlano in inglese, ma tra loro interagiscono in indiano.
Mi fermo al supermercato per acquistare quello che ieri mi sono scordata. Ormai ho imparato: porto via con me solo il fresco, per il resto chiedo la consegna a casa, che è davvero rapidissima e comoda.
Il pomeriggio alle 17 si va in piscina. È la prima volta che ci andiamo di pomeriggio ma è meglio della mattina: è decisamente più gradevole uscire dall’acqua e tornare con il “caldino” delle 18,30, che con il caldo incombente delle 11.
Questo pomeriggio in piscina ha portato anche consiglio a Seb su che gioco comprare, il gioco che avevamo messo in stand-by al Marina Mall. Ha visto dei bambini in piscina con le pistole ad acqua: vuole una pistola ad acqua!
Caty, cotta, si addormenta nel passeggino, con Seb ceniamo e per le 9 anche lui è a nanna.
Martedì, Salutati i bambini, faccio un passaggio veloce al supermercato vicino.
Compro il mutton, la carne di montone, al banco. Il macellaio prende in cosciotto e lo fa a pezzetti.
Chiedo un consiglio alla commessa in cassa su come cucinarlo, mi consiglia di cercare una ricetta su YouTube, poi si sbilancia e dice “curry mutton”.
Tornando a casa noto quanti e quanto diversi siano gli uccelli che vivono tra gli alberi che sono piantati nella nostra zona. Ksenija ci aveva detto che una cosa che la incanta fare qui a Dubai è guardare gli uccelli. E, ora che ci penso, visto il contesto metropolitano, è abbastanza significativo, forse dipende dal fatto che questo è un paese dove la falconeria ha storicamente molta importanza. Ogni giorno tornando a casa incontro corvi, passeri, colombe, merli, upupe, e due volte un pappallino verde. I più vistosi sono i corvi, padroni dei cassonetti, hanno il ruolo di “monnezzari” che da noi si sono ricavati i gabbiani, che qui non ho ancora visto. Le più curiose da vedere, anche per SEB, sono le upupe con il loro becco lungo e curvo e la cresta.
Rientrata, vado avanti con i visti e la ricerca di un summer camp per SEB comodo ai Greens.
Sulla strada del ritorno: “Mamma, ho mangiato tanti cioccolatini” mi dice SEB con sua grande soddisfazione…”Pace, ben così, sarà bello finché dura, e durerà ancora per poco” penso io.
SEB raccoglie una bacca di un albero di ghaf e mi chiede di piantarlo. Gli rispondo che non abbiamo i vasi, gli attrezzi e la terra come a Castagnè. “Dovevamo portarli” è la prima risposta che mi becco. Poi, pensa un attimo: “Lo piantiamo qui, qui c’è terra”. Il ghaf è l’albero simbolo degli Emirati, straordinariamente resistente nelle condizioni avverse del deserto, nominato simbolo dell’Anno della tolleranza. La sua piantumazione è incoraggiata in tutto il paese per contrastare la desertificazione: in effetti è un albero che colpisce in questo contesto: frondoso, fa un sacco di ombra, alto, con infiorescenze gialle, visto fuori contesto non verrebbe proprio da ricondurlo agli Emirati e al deserto in generale.
Forse SEB non ha torto, andrebbe piantato, quel seme….
A metà pomeriggio andiamo in piscina e alle 19 ci raggiunge ross.
Alle 20 rientriamo, io e CATY a piedi, ross e SEB in auto, che così domani è più vicina a casa e papà parte veloce che ha 2 test da fare oltre alle lezioni.
Mentre li aspettiamo nella hall
tiro un’occhiata alla bacheca condominiale. Oltre al regolamento condominiale,
è affissa una seria di richiami che ricordano ciò che non è ammesso fare: non
usare bombole a gas, non installare parabole per il decoro della zona, no al
sovraffollamento nelle unità abitative, evitare situazioni che possono generare
falsi allarmi antincendio.
Il nostro palazzo, come credo tutta la zona,
è stato realizzato e credo venga ancora oggi gestito da Nakheel, società
immobiliare riconducibile all’emiro di Dubai.
Piantare alberi nel deserto e non abbandonare le proprietà costruite a loro stesse….sarà che qui ci vedon lungo?
A cena il mutton è un successo, alla fine l’ho fatto semplicemente stufato, niente curry o altre spezie, così per i bambini è più facile da mangiare. Seb lo spolpa e anche Caty lo apprezza, il papà lo apprezza talmente da meritare anche un piatto di tagliatelle condite con il sughero rimasto. Pance soddisfatte.
Mercoledì
ross esce di casa che noi dormiamo ancora. SEB alla 8 si sveglia “Ho sentito
la voce del papà”.
Veloci facciamo colazione e poi a scuola.
Sono le 9,10, vorrei passare a comprare il pesce ma ieri ho visto che alle 9,30 il banco non era ancora allestito. Decido di tornare a casa che ottimizzo la mattina.
Noto che, appesi a 2 alberi ci sono delle Polite notice, avvisi che invitano a non parcheggiare sull’erba. Immagino che sia rivolto ai motorini dei fattorini dei ristoranti. Questa parte dei Gardens, per come è tenuta, ricorda un po’ Veronetta, si vedono mozziconi di sigarette a terra, qualche bicchiere abbandonato sull’erba, nel parcheggio noto anche la carcassa di un’auto bruciata.
Non è certo la Dubai asettica dei malls, ma non mi trasmette una sensazione di pericolo, solo di trascuratezza.
A casa mi sento un po’
ingolfata, mi sono svegliata alla 2 e non riuscivo a riprendere sonno così ho
scritto qualche impressione del giorno prima, ma la partenza mattutina è un po’
pesante.
Mi faccio un caffè con biscottini al
cardamomo. E poi un bis di caffè.
Sistemo un po’ e mi metto al computer.
Alle 12 esco per fare la spesa, munita di borsa termica.
Compro il salmone, che guardando vedo essere il pesce più caro insieme al tonno (15,75 euro/kg). Mentre mi servono vedo uno squaletto, “Baby shark…quello della canzoncina” me la rido….
Poi prendo i bimbi e torniamo a casa, SEB punta i piedi perché ha caldo e vorrebbe il taxi. Lo faccio camminare, già prendiamo sempre l’ascensore per via del passeggino, almeno camminiamo.
Il palazzo, ma ho notato anche i
malls, è costruito con scale e ascensori collocati in zone diverse. Da noi in
Italia più o meno dove trovi l’ascensore, trovi le scale.
Nella hall, come si entra, si trovano gli
ascensori, per le scale bisogna andare alla fine del corridoio.
Anche nei malls la situazione è analoga:
scale (mobili) e ascensori distanti…chissà dove sono le scale vere nei malls,
non ci ho davvero mai fatto caso….
Dopo la cena a base di salmone apriamo il pomelo, un agrume grosso come un melone che ricorda un po’ il pompelmo. CATY lo assaggia e le piace abbastanza da non sputarlo. E anche SEB se ne mangia un po’ prima di andare a letto.
La mattina di giovedì SEB si sveglia e per prima cosa chiede di andare a prendere la pistola ad acqua. Aveva tirato fuori l’argomento ieri a tavola e ora vuole che lo portiamo a fare l’acquisto.
Oggi però non si può: ross ha il giorno libero, cioè libero da lezioni, ma sabato ha 2 esami e giovedì prossimo la consegna di un lavoro di 30 pagine e non ha ancora scritto una riga. Questo fine settimana dovremo organizzarci per stare insieme nei ritagli di tempo del papà.
La mattina la passiamo in casa:
approfitto per far fare a SEB un bel riordino dei suoi giochi in vista del
futuro gioco da acquistare (tra i giochi che si è portato, preparandosi
autonomamente lo zainetto, anche i sassi di Castagnè).
SEB vorrebbe andare in piscina ma si è fatto
tardi, ora sulla piscina batte il sole.
Nel pomeriggio mi chiede un
gelato…. ok, andiamo a un mall. Ne scelgo uno abbastanza vicino, dove non
siamo ancora stati: il Mall of the Emirates.
Alla fermata il bus è un po’ in ritardo, ma
ci fa ombra un ghaf.
Il mall e la metro sono collegati da un corridoio diretto.
È forse il Mall più affollato in cui siamo stati dopo il Dubai Mall.
È grande, ha diversi piani, mi sembra una versione più elegante del Dubai Mall, un po’ più raffinato. Forse è la struttura in vetro e acciaio, che richiama le nostre architetture liberty, forse l’uso di marmi bianchi e neri.
Passiamo davanti al Dubai ski, un padiglione con la neve artificiale in cui si scia, in un’ambienrazione montana: pupazzo di neve, seggiovia, chalet di montagna. E dentro le famiglie, con le mamme che accompagnano i figli con il piumino sopra l’abito nero integrale. Ovviamente SEB vorrebbe entrare, lo rimando a quando ci sarà anche il papà.
Il gelato lo prendiamo da Marble slab, una gelateria con dei gusti un po’ diversi, oltre a quelli tradizionali, come cheese cake, peanut butter, birthday cake.
Giriamo un po’: SEB apprezza le vetrine di Loubutin e Louis Vuitton. Loubutin ha un’ambientazione marinara con salvagenti, surf e barche, Louis Vuitton delle foglie di palma fluo. Non saranno marchi del lusso a caso: SEB ci ha beccato, penso.
Passiamo davanti a Hallmark, dove una giovane commessa fa andare avanti e indietro, roteare e rimbalzare un robottino telecomandato a due ruote (scopro dopo che si chiama stunt stingray). Va velocissimo e SEB si diverte un mondo a rincorrerlo e a farsi rincorrere.
Finito il gioco andiamo a prendere la metro. In metro saliamo dell’area riservata a donne e famiglie.
Una ragazza dice a un signore “signore mi scusi questo è riservato alle donne, lei non può sedersi qui” ma lui la ignora. Lei ci riprova “dovrò chiamare qualcuno se non si sposta”. Lei è abbastanza giovane, veste jeans e una felpa sportiva a manica lunga. Lui è indiano, vestito di scuro, con un abito da ufficio. In realtà un altro uomo è seduto davanti a lui. Il vagone non è affollato, quindi – al da là del fatto che un uomo è nella parte riservata alle donne – non c’è nulla di distrurbante, le distanze sociali sono ampiamente rispettate. Forse anche per questo la ragazza desiste.
Però da quello che ho letto in rete gli uomini sono obbligati a non occupare il vagone. E le donne possono chiamare la sicurezza. Impossibile dire che non lo si sapeva perché è straevidenziato da scritte su bande rosa sia nelle cabine che sui marciapiedi.
Scendiamo alla nostra fermata e andiamo a aspettare il bus. Siamo in ora di punta, é il momento del rientro, il marciapiede si affolla di gente che attende il bus. Quando arriva, tutti si affrettano a salire. Io resto un po’ indietro. Proprio mentre un passeggero mi sta aiutando a tirare su il passeggino arriva da dietro un addetto della compagnia dei trasporti e fa spostare tutti quelli già a bordo che avevano occupato il posto riservato a passeggino e disabili. Wow….Arriviamo a casa veloci, giochiamo ancora un po’ in cortile, ci saranno una 50 di bambini.
E in tutta questa confusione riesco a sentire il “cigolio” di un paio di sandaletti di plastica ai piedi di una bimba, fatti apposta per squittire ad ogni passo. Che dire? Augurarsi che in Italia non arrivino mai: fastidio! Rientriamo, doccia, cena (vermicelli in brodo di pesce) e liberi tutti!







































