Venerdì riposo a casa. Dubai city stanca
Dopo l’intera giornata fuori ieri, c’è bisogno di tirare il fiato e recuperare.
Ritagliamo delle palme, guardiamo i cartoni in inglese, cuciniamo. E poi usciamo a fare spesa nel pomeriggio.
PARCO GIOCHI E PISCINA
Sabato papà esce di casa alle 7, noi alle 8 usciamo per scoprire il quartiere.
La destinazione sarebbe stata il complesso di negozi vicino al supermarket ma abbiamo incontrato un parchetto: cambio programma. Ombreggiato, con la sabbia, si può stare scalzi. Incontriamo solo un’altra bimba. Le scuole sono ancora aperte. E, a lato del piccolo parco giochi, scopriamo che c’è una delle piscine libere, di servizio al complesso residenziale. Come vai al parchetto, vai in piscina: ci è piaciuta.
Ci torniamo il pomeriggio, magari con il papà che forse oggi torna prima …. ora inizia a fare caldo: casa, doccia, relax.
Domenica 16 giugno SEB compie 4 anni, festeggeremo sabato 22, primo giorno libero del papà dal nostro arrivo. Già …. dal momento che, con il master, avevano fatto quasi una settimana di vacanza a inizio giugno per la fine del Ramadan (Eid Al-Fitr), ora si recupera: non ci sono interruzioni fino al 22… e giusto per non farsi mancare nulla il 23 riprendono con gli esami.
Andiamo in piscina accanto a casa. Piccola, con corner baby così anche CATY può stare in piedi da sola, poca gente. Il life guard, vista l’intraprendenza di SEB, ha pensato di dotarlo di un galleggiante a mo’di zainetto… così va dove vuole e tutti si rilassano nel vederlo nuotare da solo.
Anche i bagni e le docce hanno l’aria condizionata ….
Il caldo si sente: per le 10 si rientra.
Lunedì ci svegliamo presto e papà viene in piscina almeno una mezz’ora con noi. Ho trovato il mio costume intero nero “da vecchia” (come dice Ross): oggi lo metto, ieri tutte le donne che ho visto in acqua erano coperte, “When in Rome, do like the Romans do”.
MOTHERS HUG E LA ZONA COMMERCIALE DEI GARDENS
Martedì si va da Mothers Hug, un centro diurno per bambini in età prescolare, ieri mi è capitato un loro volantino tra le mani: proviamo
SEB è entrato volentieri,
curioso di sapere cosa c’era oltre il cancelletto bianco. Se, alla fine delle
giornate di prova, mi dirà che si è divertito, ci andrà anche nelle prossime
settimane: i bambini son fatti per stare tra bambini.
Stessa cosa per CATY: la prossima settimana proverà
anche lei.
Mentre SEB é al centro, io e CATY andiamo a fare la colazione di metà mattina e la spesa.
Entriamo in un locale a lato del supermarket e ordino una dosa semplice, un disco di una pastella finissima, croccante ma non secca, che viene accompagnata da salse speziate, i chutney. A CATY piace la dosa, mentre il tentativo di proporle il chutney di cipolle, che era il meno piccante, non va a buon fine. Lamentele sedate con un po’ di acqua e uva passa che ho sempre in borsa come tappa buchi e che lei adora.
Al market compro la farina per fare le dosa e un chutney di mango. A casa, già da qualche giorno, ho gli ingredienti per preparare quello al tamarindo: così avrò un termine di paragone.
Prendo una lunch box: in Italia si fa la battaglia del panino perché i bambini possano portare il proprio cibo da casa, qui è regola portarsi la schiscetta.
Recuperato SEB, ritorno a casa con taxi.
Mercoledì tuffo in piscina veloce e poi al centro a giocare con gli altri bimbi.
Salutato SEB, io e CATY facciamo
una tappa per colazione nel primo locale che si trova sulla via del ritorno.
Entrate, ci indirizzano verso i tavoli
riservati alle famiglie: tre tavoli con divanetti stile caffè americano che
hanno i separé in vetro oltre la spalliera.
Sono le 9.30 circa, il posto è pieno:
lavoratori in pausa colazione. La maggioranza uomini, molti vestiti con delle
t-shirt arancioni e altri con delle camicie azzurre tipo jeans (non sono
riuscita a identificare l’azienda per cui lavorano, ricordano in po’ gli operai
Telecom che girano a mettere la fibra), qualche uomo in mise da ufficio con camicia e scarpe classiche, alcuni in abiti più
orientali. C’è anche qualche donna: probabilmente lavorano nei negozi qui
vicino, sono tutte orientali, nessuna indiana, zero arabe o europee (da quel
che ho visto finora, non credo che questo sia un quartiere frequentato da arabi
o europei). Zero mamme con figli: ne incrocio parecchie al centro, ma o non si
fanno un caffè dopo aver portato i figli al centro, o non è il locale per mamme
che hanno appena lasciato i figli alla materna (per la scuola c’è lo school bus,
in effetti, e quindi manca anche il pretesto per fare un caffè fuori casa tra
mamme).
Accomodate, CATY, stanca, inizia a frignare,
e frigna come piange un bambino di un anno quando vuole la tetta e non la
ottiene….in un primo tempo sembra placarla uno jalebi
-dolcetto filiforme di pastella fritta, bagnato nello sciroppo – che un
cameriere le regala, ma poi la stanchezza torna a farsi sentire.
Ho ordinato ceci, pane e caffè nero: mangio
in piedi con CATY in braccio che barcolla ma non molla. Pago (1,50 euro, ieri
era costato 3, forse è per questo che qui è così affollato…) e usciamo. CATY
crolla quando siamo fuori. Mentre sto cercando la via più breve per arrivare a
casa, passando all’ombra di palazzi e alberi, mi ritrovo alla piscina: tiro un
occhio, non c’è nessuno, CATY nel passeggino dorme. Mi fermo e mi faccio un
tuffo. Poi, verso le 10,30, si torna a casa a sbrigare un po’ di faccende.
Alle 12 dobbiamo uscire a
prendere SEB. Non ho voglia di prendere il passeggino, vesto CATY in lungo,
calzini compresi, la metto nel Tula e prendo con me un pareo per riparala
perché tanto il cappello in testa dura niente, e usciamo.
Fa caldo ma c’è vento, senza passeggino è più semplice fare i tratti al sole in
fretta, i marciapiedi non hanno la rampa per disabili e sono abbastanza alti.
SEB è felice ma bello cotto, prendiamo un taxi per tornare a casa.
Giovedì, lasciato SEB al centro Hug, io e CATY ci diamo date all’esplorazione del quartiere dei Gardens.
È un complesso fatto di
palazzoni rosa, disposti a blocchi di 4 a formare una specie di ellissi.
Gironzoliamo tra 5 delle 7 ellissi, 2 sono al di là della linea
della metro in costruzione e tra traffico e cantiere non si capisce bene come
attraversare.
Offrono più o meno tutte gli stessi
servizi.Parrucchiere per uomo e donna, estetista, market, farmacia o clinica
privata, aparthotel, noleggio auto e un’infinità di posti per mangiare.
Facciamo una pausa colazione in
un piccolo locale dove vedo 2 donne velate sedute a un tavolo. Fa parte di
Feras sweets, azienda emiratina che produce dolci artigianali arabi.
Cerco qualcosa che possa condividere con
CATY: mannakeesh con formaggio e miele, ricorda una piadina al gusto di una
seadas (magari!). Accompagnata con tè alla menta. Alla fine paghiamo 6 euro,
quasi un “conto da mall”, probabile che abbia giocato il marchio…
A fine mattinata torniamo da SEB e poi via in taxi a casa.












